Nel buio di una nave

Ravenna, 13 marzo 1987

Chi sono

Utente: taribo59
Sta in una tavola di Doonesbury e mi sembra un'ottima domanda: “Scrivere blog non è sostanzialmente una cosa da sfigati rosiconi semidisoccupati che non hanno abbastanza talento o sono troppo pigri per fare i giornalisti sul serio?”.

Commenti recenti

Archivio

oggi
--- 2009 ---
--- 2008 ---
--- 2007 ---

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
sabato, 24 gennaio 2009

La scena del crimine

Porto di La Spezia: la scena del crimineUn lavoratore è rimasto ucciso al molo Garibaldi del porto di La Spezia, mercoledì scorso. Si chiamava Giuliano Fenelli, è stato investito da un grosso carrello in retromarcia, in un'area riasfaltata da poco e ancora priva di segnaletica. I sindacati confederali hanno indetto uno sciopero di 24 ore in tutti i porti italiani, che si è svolto giovedì con una larga partecipazione.

 

All’ennesima morte, corrisponde l’ennesima denuncia dei sindacati per “interventi mai attuati, livelli occupazionali ridotti, ritmi forsennati, insufficiente formazione preventiva e continua e il numero eccessivo in certi porti di imprese autorizzate che aumentano il rischio di interferenza”.

 

Aveva 50 anni e un figlio di 14, Giuliano Fenelli. Non era inesperto, non era distratto; lavorava come operaio per la ditta che lo scorso novembre, dopo una lunga vicenda giudiziaria, aveva acquisito i lavoratori della vecchia Compagnia portuale. Secondo le testimonianze dei colleghi, Fenelli stava camminando e parlando al cellulare, per stabilire con gli uffici quali “coins” doveva movimentare (i “coins” sono grandi rotoli di alluminio del peso di qualche tonnellata). Non si è accorto di trovarsi sulla traiettoria di un carrello in retromarcia ed è stato travolto.

 

Nella quotidiana carneficina di lavoratori, quelli che muoiono nei porti continuano a suscitarmi una maggiore impressione.

postato da: taribo59 alle ore 24/01/2009 09:51 | link | commenti
categorie: varie
giovedì, 02 ottobre 2008

La fabbrica dei tedeschi, Mimmo Calopresti (7) - n. 36

La fabbrica dei tedeschi

Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi sono morti in modo atroce nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, all’interno dello stabilimento torinese della Thyssen-Krupp.

Un incidente sul lavoro, ancora più assurdo perché avvenuto in una fabbrica che stava per chiudere.

Un monumento al cinismo dei nostri tempi, alla svalorizzazione del lavoro e della vita umana.

Uno dei tanti esempi di come sia facile sfuggire alle leggi che dovrebbero regolare il mercato del lavoro.

Una tragedia che incide un marchio indelebile sull’inconcludente esperienza di governo del centro-sinistra e sulla progressiva irrilevanza del sindacato.

 

Calopresti affronta la vicenda con uno sguardo obliquo: né semplice documentario, né film di finzione. Lo scopo è quello di raggiungere un pubblico vasto, non raffreddando l’emozione. L’obiettivo è raggiunto sia all’inizio, con le immagini dei funerali, sia alla fine, con l’audio della telefonata al 118 di un operaio, il primo a rendersi conto dell'orrore che stava devastando la Linea 5. Meno riuscita la parte centrale, quella delle interviste ai parenti delle vittime (ripresi spesso in primissimo piano), anche se non mancano i momenti che stringono il cuore.

“Giuseppe me lo aveva detto qualche giorno prima di morire - racconta la mamma di uno dei ragazzi - «Ci hanno abbandonato a noi stessi, non c’è più sicurezza». Avrei dovuto capirlo in quel momento, che in quella fabbrica non doveva andarci più”.

 

Ho trovato interessante l’uso di attori per introdurre ai fatti: da Valeria Golino a Monica Guerritore, da Luca Lionello a Silvio Orlando, per pochi minuti in bianco e nero si respira un’aria da “cinema cinema”, entrando nell’intimità di queste sette famiglie distrutte.

Per me, dopo aver scritto la ricostruzione del’incidente sul lavoro alla Mecnavi di Ravenna – 13 morti nella stiva, il 13 marzo 1987 – scoprire che si può ancora morire perché gli estintori non funzionano, è qualcosa di insostenibile.

Alla fine, la rabbia prevale sul dolore. Ma il valore esemplare di questo film (per cui tendo a minimizzare ogni impulso critico, per certi compiacimenti stilistici, fra cui l’eccessiva presenza in scena del regista) è la capacità di restituire i piccoli sogni delle vittime, quasi tutti molto giovani, spesso con l’orecchino, ancora più spesso con la speranza di aprire un bar o un piccolo ristorante, facendo straordinari su straordinari, disponibili a turni massacranti nell’attesa di una vita migliore.

 

La fabbrica dei tedeschi

postato da: taribo59 alle ore 02/10/2008 11:39 | link | commenti
categorie: varie
lunedì, 28 aprile 2008

La lana della salamandra

Giampiero Rossi, milanese e interista nonché giornalista de L'Unità, ha scritto un piccolo libro che dovreste proprio procurarvi. Parla di amianto e di morti sul lavoro, nella forma atroce delle malattie professionali. Parla di Casale Monferrato dove, nello stabilimento della Eternit, si è consumata una strage.

Una credenza popolare diceva che l'amianto fosse la "lana della salamandra", l'animale che poteva sfidare il fuoco senza danno. Eternit è il nome di una miscela di amianto e cemento, brevettata nel 1901 da un austriaco, Ludwig Hatschek. Dal 1907 si produce "eternit" nello stabilimento di Casale Monferrato, nel 1947 l'Inail riconosce per la prima volta un caso di asbestosi come malattia profesionale, nel 1986 avviene il fallimento e la chiusura dello stabilimento, nel 2007 la Procura di Torino ha concluso le indagini per disastro ambientale doloso nei confronti della proprietà dello stabilimento.

Il libro lo trovate solo in edicola, come allegato gratuito a L'Unità.

postato da: taribo59 alle ore 28/04/2008 15:46 | link | commenti
categorie: varie
mercoledì, 09 aprile 2008

Siccome è finita la lotta di classe...

A proposito del fatto che la lotta di classe è ormai superata, che imprenditori e dipendenti sono tutti sulla stessa barca, eccetera, ieri si è scoperto che la Thyssen-Krupp fa firmare ai propri dipendenti un “verbale di conciliazione” nel quale è indicata, insieme alla buonuscita che incasserà il lavoratore, l’esplicita rinuncia a risarcimenti per danni presenti e futuri.

In questo verbale vengono citati tre articoli del codice civile, quelli che parlano del danno ingiusto, del danno morale (che si può chiedere solo in caso di reato commesso dall'azienda) e della messa a repentaglio dell'integrità fisica dei lavoratori. Esattamente le ipotesi di reato previste nella richiesta di rinvio a giudizio dei vertici Thyssen, firmata dal procuratore Guariniello, dopo la strage del 6 dicembre.

 

Il lavoratore, come sempre, è liberissimo: può accettare la buonuscita e rinunciare a chiedere giustizia in tribunale, oppure pretendere giustizia, ma così perde l’incentivo (circa trentamila euro).

 

“Quello della Thyssen è un ulteriore esempio di arroganza” ha detto il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, a Torino per l'assemblea nazionale dei delegati della sicurezza. La Fiom ha invitato i dipendenti dell'acciaieria “a non firmare un testo che rischia di mettere in discussione la possibilità di presentarsi in aula”. L'azienda replica che il modulo “è identico da anni” e le clausole oggetto della polemica “sono da tempo riportate nei verbali di conciliazione sindacale”; alla Thyssen non sfuggono “gli aspetti umani” della vicenda e perciò mette in guardia da “ogni lettura assolutamente non voluta delle clausole”.

postato da: taribo59 alle ore 09/04/2008 13:42 | link | commenti
categorie: varie
mercoledì, 02 aprile 2008

In Zona Cesarini, il governo Prodi ha compiuto l’atto più significativo dei suoi due ani di vita: il Consiglio dei ministri ha finalmente approvato il Decreto legislativo sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in attuazione del Testo unico, dopo un iter lungo e difficile, condizionato dal no di Confindustria al nuovo apparato sanzionatorio.

 

Si tratta di una riforma attesa da anni, di grande valore civile: i provvedimenti ridisegnano il quadro dei diritti dei lavoratori, incidendo sulla diffusione della cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla costruzione di una coscienza collettiva fondata sul rispetto delle regole.

La prima novità riguarda l’estensione a tutte le prestazioni lavorative delle direttive sulla sicurezza: viene sancito il principio in base al quale il lavoratore deve essere tutelato in quanto tale, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda in cui opera, dal sesso e dalla nazionalità.

Viene introdotto il libretto sul rischio sanitario, è rafforzato il rapporto tra luogo di lavoro e Asl. Si prevedono sanzioni, che possono arrivare fino all’arresto, per quei datori di lavoro che non rispettino gli obblighi sulla sicurezza (proprio queste misure sono state contestate da Confindustria e da altre associazioni imprenditoriali). In caso di incidenti mortali, quando vengano riscontrate responsabilità da parte dell’azienda, sono previste sanzioni amministrative fino a 1,5 milioni di euro con la sospensione dell’attività; possono scattare, inoltre, l’interdizione alla collaborazione con la pubblica amministrazione e la possibilità di partecipare a gare d’asta e ad appalti pubblici.

 

Cgil, Cisl e Uil hanno espresso soddisfazione per l’estensione della tutela dei lavoratori delle piccole e piccolissime imprese attraverso il Fondo per il sostegno ai rappresentanti territoriali per la sicurezza, che costituiscono uno strumento essenziale per la prevenzione nelle imprese in cui maggiormente avvengono infortuni mortali e gravi, e per il finanziamento del programma straordinario di formazione sulle nuove norme.

postato da: taribo59 alle ore 02/04/2008 10:32 | link | commenti
categorie: varie
mercoledì, 06 febbraio 2008

Un morto ogni sette ore

“Un morto ogni sette ore”: il titolo è venuto facile, pressoché identico su tutti i giornali.

Ogni anno sono oltre 1400 i morti ufficiali, di cui 300 per malattie professionali; altissima è l’incidenza sugli immigrati, l'Italia continua a essere il paese con il maggior numero di vittime sul lavoro in Europa. Il numero delle "morti bianche" diminuisce meno che nel resto d'Europa; nel periodo compreso tra il 1995 e il 2004, al meno 25,5% dell’Italia corrisponde una flessione media europea del 29,4%.

L'Inail stima anche che ci siano almeno 200.000 infortuni non denunciati (lavoro nero).

Si stima che il costo imputabile direttamente agli infortuni superi i 40 miliardi di euro annui, a cui si aggiungono 6,8 miliardi per spese dovute alle malattie professionali.

Sono questi alcuni dei risultati resi noti nel secondo rapporto sulla ''Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapliccate e diritti negati',' presentato dall'Anmil, Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.

 

La rinnovata consapevolezza della gravità del fenomeno sembra non essere riuscita a produrre ancora una significativa inversione di tendenza. Gli autori del rapporto sottolineano come a cinque mesi dall'entrata in vigore della legge 123/07, che ha stabilito nuove norme in materia di sicurezza sul lavoro, i coordinamenti provinciali delle attività ispettive stanno muovendo i primi passi, mentre il personale impegnato nella prevenzione infortuni, al ritmo attuale, impiegherebbe 23 anni a controllare tutte le aziende. L'Anmil inoltre sottolinea anche come si intervenga quasi sempre a incidente avvenuto e quasi mai a livello di prevenzione.

 

Tra i rimedi indicati dall'Anmil ci sono un maggiore investimento sulle attività di prevenzione e controllo, l'introduzione di sanzioni adeguate alla gravità ed alle conseguenze dei comportamenti, l'organizzazione di un apparato amministrativo e giudiziario che assicuri l'applicazione certa e rapida delle sanzioni e la promozione di iniziative informative, formative e culturali che sviluppino nel medio periodo una maggiore attenzione alla prevenzione.

postato da: taribo59 alle ore 06/02/2008 11:06 | link | commenti
categorie: varie
venerdì, 04 gennaio 2008

2007, la foto dell'anno

postato da: taribo59 alle ore 04/01/2008 13:17 | link | commenti
categorie: varie
mercoledì, 19 dicembre 2007

18 dicembre: la solita media del 4

 

operaiA Valenza (AL) è rimasto ucciso un operaio che prestava servizio come capo-turno; l'incidente si è verificato in una fornace per la produzione di tegole. Sembra che l'uomo sia rimasto schiacciato fra due grossi carrelli per il trasporto dei prodotti.

 

A Jesolo (VE) è morto un operaio di 55 anni, travolto da alcune travi. Era dipendente di una società di costruzioni, impiegata nel recupero e restauro di alcuni capannoni dell'Arsenale di Venezia.

 

Un operaio di 22 anni della provincia di Frosinone, ha perso la vita mentre stava lavorando alla realizzazione della rete fognaria a Cecchina, nella provincia di Roma. Dipendente di una ditta in appalto, l'operaio è deceduto a causa delle ferite riportate mentre scaricava dei grossi tubi.

 

Tragedia anche alla Fiat di Melfi: un operaio, dipendente di una ditta esterna, stava pulendo un macchinario dai residui della produzione, quando è rimasto schiacciato dalla stessa apparecchiatura.

Purtroppo La Repubblica ha esaurito il suo cordoglio con la vicenda Thyssen-Krupp.

postato da: taribo59 alle ore 19/12/2007 09:06 | link | commenti
categorie: varie
venerdì, 07 dicembre 2007

<B>"Erano torce di fuoco, ho visto l'inferno"<br>Chiusi i cancelli all'acciaieria, lunedì sciopero</B> Torino, Italia

È morto il secondo operaio coinvolto nel disastro dell’acciaieria ThyssenKrupp di Torino; altri cinque operai sono gravissimi.

 

La ThyssenKrupp aveva deciso a luglio di chiudere la fabbrica torinese e di concentrare tutta l'attività produttiva nello stabilimento di Terni, ma ancora sono al lavoro circa 200 dipendenti. Proprio in questo periodo la linea 5, dove è avvenuto l'incidente, aveva avuto un'intensificazione del ritmo di lavoro e l'azienda aveva deciso di mantenerla attiva fino a giugno. Alcuni lavoratori coinvolti nell'incendio erano in straordinario da quattro ore, cioè lavoravano da 12 ore consecutive.

 

"Le fiamme ci hanno investito, sembrava un'onda del mare, ma anziché acqua era fuoco. Se chiudo gli occhi vedo ancora le facce dei miei colleghi. Erano torce di fuoco: era come l'inferno. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti".

 

"Gli idranti erano rotti. Tre estintori su cinque erano vuoti. Il liquido mi arrivava in faccia anziché andare sulle fiamme".

postato da: taribo59 alle ore 07/12/2007 11:20 | link | commenti
categorie: varie
mercoledì, 17 ottobre 2007

Un giovane operaio è deceduto stamattina dopo essere stato colpito da un tubo caduto da un altezza di 70 metri.

Stavolta è accaduto in un cantiere “pubblico”, quello dell’Enel a Torre Valdaliga Nord, vicino a Civitavecchia.

L’Enel ha imposto ritmi forsennati per portare a termine la realizzazione della centrale; da tempo, i sindacati e anche alcune imprese coinvolte nella costruzione avevano denunciato i rischi a cui gli operai sono sottoposti.

Michele Cozzolino, 32 anni, lavorava alla costruzione della nuova centrale a carbone. Lascia un bimbo di 2 anni e una moglie in attesa del secondo figlio.
postato da: taribo59 alle ore 17/10/2007 14:23 | link | commenti (1)
categorie: varie
lunedì, 15 ottobre 2007

copertinaDi nuovo un morto nel porto di Ravenna.

Filippo Rossano, 57 anni, faceva l’ormeggiatore: era socio della cooperativa che gestisce i servizi di ormeggio; è morto in un incidente sul lavoro sulla banchina del terminal container all'interno del porto canale, nella notte fra sabato e domenica. Verso le 2.00, stava sopra un mezzo navale di appoggio (quelli che ricevono le cime delle navi in attracco), quando ha ricevuto un brusco strattone dalla cima che teneva tra le mani. Ha perso l'equilibrio ed è caduto in acqua. Il suo corpo è stato ripescato un'ora dopo dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco. Tra pochi giorni sarebbe andato in pensione.

postato da: taribo59 alle ore 15/10/2007 09:29 | link | commenti (1)
categorie: varie
giovedì, 21 giugno 2007

“Il Testo Unico Salute e Sicurezza in discussione al Senato, come modificato dalla Commissione Lavoro, prevede l'estensione delle norme di contrasto al lavoro nero, a tutte le tipologie di impresa, prevedendo nei casi estremi la sospensione di una attività imprenditoriale in presenza di "reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro" (art.4 comma 1). Risulta in questo quadro assolutamente incomprensibile il parere negativo espresso dalla V Commissione Senato sull'emendamento del relatore che correttamente assegnava tali funzioni e poteri in capo alle ASL oltre che agli Ispettorati del Lavoro. Appare infatti del tutto evidente l'incongruità che la potestà di adottare provvedimenti in una materia così delicata non sia in capo, oltre che agli ispettori del lavoro, ai soggetti competenti e istituzionalmente preposti alle specifiche attività di controllo.

CGIL-CISL-UIL esprimono viva preoccupazione per un parere che limiterebbe l'efficacia della vigilanza in materia di salute e sicurezza, e tra l'altro rischierebbe di riaprire il contenzioso tra Regioni Stato, invitano il Governo e il Parlamento ad integrare in tal senso l'art. 4 c.1 del Ddl Delega attualmente in discussione nell'Aula del Senato e a garantire i diritti dei lavoratori sia italiani che migranti”.

 

COMUNICATO STAMPA DEI SEGRETARI DI CGIL-CISL-UIL

Paola Agnello Modica - Renzo Bellini - Paolo Carcassi

postato da: taribo59 alle ore 21/06/2007 13:29 | link | commenti
categorie: varie

La Commissione parlamentare di vigilanza Rai ha approvato all'unanimità la risoluzione proposta da Giuseppe Giulietti (Ulivo) in merito all'informazione sulla sicurezza sul lavoro. "E' di straordinaria rilevanza civile e politica - commenta Giulietti - il fatto che la Commissione di Vigilanza Rai, all'unanimità, abbia voluto dare il via libera alla mozione che impegna il servizio pubblico (ma sono sicuro che l'interesse si estenderà anche ai media privati), a promuovere una campagna nazionale per contrastare la strage quotidiana che passa sotto il triste nome di "morti bianche".

 

http://lavoro.articolo21.com/articolo.php?type=notizie&id=95

postato da: taribo59 alle ore 21/06/2007 13:26 | link | commenti
categorie: varie
lunedì, 18 giugno 2007

'A Flobert

 

Se quello del porto di Ravenna, con i suoi 13 morti, è considerato il più grave incidente sul lavoro del dopoguerra italiano, l'incendio nella fabbrica di giocattoli a Sant'Anastasia, in provincia di Napoli, l'11 aprile 1975, di morti ne fece 11.

Sul manifesto, in un articolo firmato da Ilaria Urbani, ho trovato la notizia che da quella vicenda è stato tratto un documentario, promnosso dall'associazione culturale Nuove Nacchere Rosse, che ha ripreso il titolo di una celebre tammoriata del gruppo 'E Zezi.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Giugno-2007/art74.html

 

“Una vita senza memoria non sarebbe una vita, così come un'intelligenza senza possibilità di esprimersi non sarebbe un'intelligenza. La nostra memoria - questa la frase di Luis Buñuel ripresa per la presentazione del documentario - è la nostra coerenza, la ragione, l'azione, il sentimento. Senza di lei siamo niente”.
postato da: taribo59 alle ore 18/06/2007 08:46 | link | commenti
categorie: varie
venerdì, 25 maggio 2007

24 maggio, in un solo giorno, alla lunga lista dei morti sul lavoro si sono aggiunte 5 persone: due muratori a Correggio, alle porte di Ferrara, un operaio nel vercellese, e due agricoltori schiacciati sotto il trattore, in provincia di Siracusa.

<B>Morti bianche, cinque vittime in 24 ore<br>A Ferrara crolla un muro, sepolti 2 muratori</B>

A Ferrara, quei muratori erano impegnati nella ristrutturazione di un casale di campagna; sono rimasti uccisi dal crollo di un muro. Le vittime sono un artigiano di 34 anni, e un collega di origini tunisine di 33. L'incidente è avvenuto mentre stavano pulendo e liberando lo spazio attorno al vecchio fienile per montare un'impalcatura.

Vi invito a leggere cosa scriveva Antonio Faggioli il 3 maggio scorso nella sua rubrica su Il Domani, a proposito dei controlli per prevenire gli incidenti sul lavoro: http://www.societacivilebologna.it/ser/salute/doc/Domani%20incidenti%20sul%20lavoro%202.PDF

postato da: taribo59 alle ore 25/05/2007 10:16 | link | commenti
categorie: varie, dalla stampa
sabato, 19 maggio 2007

Ciclica e tragica la regolarità con cui muoiono sul lavoro 3-4 persone ogni giorno, circa 1200 ogni anno.

Liberazione, 19 maggio 2007, pagina 12

Ravenna, dramma della "Montanari": sopravvive e prospera solo il disprezzo dei diritti dei lavoratori
 

Rudi Ghedini*
Era il mattino del 13 marzo 1987: nel porto di Ravenna, tredici lavoratori morirono soffocati nella stiva della gasiera "Elisabetta Montanari". Innescato dalla scintilla di una fiamma ossidrica, un piccolo incendio surriscaldò il rivestimento dei serbatoi di combustibile, che gocciolò sul fondo della stiva e prese fuoco a sua volta. Si sviluppò un fumo denso di ossido di carbonio e acido cianidrico, l'aria divenne presto irrespirabile. L'autopsia certificò la morte per edema polmonare causato da inspirazione di sostanze tossiche, dopo una lunghissima agonia. L'azione dei Vigili del fuoco si rivelò inutile: per qualche ora non fu nemmeno chiaro il numero delle persone rimaste intrappolate.
Vent'anni dopo, resta il più spaventoso incidente sul lavoro del dopoguerra: le vittime dipendevano da cinque aziende diverse, otto lavoravano in nero, tre non avevano ancora vent'anni, per qualcuno si trattava del primo giorno di lavoro. Divenne presto chiaro che si trattava di una tragedia annunciata, si scoprirono situazioni inimmaginabili in una realtà ricca come quella ravennate: caporalato, subappalto, disprezzo delle più elementari norme di sicurezza, imprenditori - i fratelli Arienti - che teorizzavano l'espulsione del sindacato dalla loro azienda. In pochi anni, Mecnavi era diventato il più grande cantiere navale privato sull'Adriatico, spazzando via ogni concorrente: praticava prezzi più bassi e garantiva tempi di consegna più rapidi; nonostante ripetuti segnali d'allarme, l'azienda imponeva di svolgere contemporaneamente lavori incompatibili (pulizia e saldatura), incurante dei rischi per la sicurezza.
Scrivendo un libro su quella vicenda, ho cercato di contrastare la più subdola fra le figure retoriche associate agli incidenti sul lavoro, quella che cerca rifugio nella parola "fatalità". Nel caso Mecnavi, ciò che è accaduto si presenta come una chiarissima, intollerabile, odiosa ingiustizia, con una lunga catena di responsabilità. Anche se la percezione del pericolo fu pressoché immediata, le vittime non avevano scampo; nessun addestramento, non conoscevano l'ambiente di lavoro, non disponevano nemmeno di un estintore.
È raro trovare una concentrazione di cause simile a quella che si determinò nel cantiere Mecnavi, ma ancora oggi in ogni infortunio sul lavoro si ritrovano alcuni fra gli elementi di quella tragedia. La sua attualità sta proprio in questo: costituire una specie di catalogo riassuntivo delle forme di organizzazione del lavoro basate sul disprezzo dei diritti. Vent'anni dopo, con la precarietà dei contratti e la frammentazione delle imprese, la situazione non è certo migliorata. Se ne parla poco e una delle spiegazioni si chiama "notiziabilità". Sta a segnalare una gerarchia: ci sono cose che "fanno notizia" e altre che si suppone non interessino al pubblico. Quasi sempre gli incidenti sul lavoro, anche i più gravi, finiscono fra le "brevi di cronaca", solo in qualche raro caso sfondano il muro della notiziabilità e vengono fatti apparire come qualcosa di nuovo, originale, sorprendente. Invece non c'è nulla di nuovo, nulla di sorprendente nella ciclica, tragica regolarità per cui, da anni, ogni giorno muoiono sul lavoro 3-4 persone, circa 1200 ogni anno.
Ripetutamente Giorgio Napolitano si è rivolto al governo e alle forze sociali, con espressioni cariche di indignazione. A Romano Prodi, invece, è sfuggita una frase infelice: ha definito "martiri" le vittime sul lavoro. Ma il martirio implica una scelta. Niente a che fare con chi, per lavorare, deve sottostare a un ricatto indegno di un Paese civile.

             
*autore del libro "Nel buio di una nave" (Bradipolibri, 2007)

postato da: taribo59 alle ore 19/05/2007 18:24 | link | commenti
categorie: varie, presentazioni, dalla stampa
mercoledì, 16 maggio 2007

A Firenze, in meno di 24 ore, sono morti due operai: il primo, di trent'anni, in una fabbrica a Campi Bisenzio, schiacciato sotto una lastra di ferro; il secondo, di 37 anni, in un cantiere edile. Nelle ultime 48 ore, in un’azienda siderurgica di Lovere (Bergamo) è morto un operaio travolto da un carrello che trasportava travi di acciaio incandescenti. Nel porto di Napoli ha perso la vita un elettrauto di 43 anni, schiacciato da un camion in manovra. E in un cantiere della Variante di valico dell'A1, a Casalecchio di Reno (Bologna), un operaio di 50 anni è stato travolto da una gru con elevatore.

Ho appena ricevuto una telefonata da una radio fiorentina (Lady Radio): hanno rintracciato il mio nome in rete a proposito degli incidenti sul lavoro, domattina presto mi intervistano. Temo non ci sia molto di nuovo da dire...

postato da: taribo59 alle ore 16/05/2007 14:48 | link | commenti
categorie: varie
lunedì, 07 maggio 2007

Non sono martiri

Fra il 26 aprile (Giornata nazionale dell'emersione dal lavoro nero) e il 3 maggio (Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro) in Italia circa 30 persone sono morte sul lavoro. Persino il Primo Maggio - giorno festivo e simbolico - ha lasciato (almeno) tre vittime.

http://www.zic.it/zic/articles/art_849.html

Anche se Prodi li ha chiamati "martiri", le vittime del lavoro continuano a cadere a ritmi impressionanti: a una media di 4 per ogni giorno lavorativo, quasi 1300 nell'anno 2006.
Costantemente, implacabilmente, nel disinteresse generale. Anzi, no: per uno di quei cortocircuiti che costellano le vicende dell'informazione italiana, i morti della seconda settimana di aprile hanno suscitato un diluvio di dichiarazioni (da Napolitano in giù) e di servizi giornalistici improntati allo stupore e alla sdegnata retorica. Persino Repubblica ha pubblicato una mini inchiesta sul lavoro nero e il capolarato a Milano (ma a Vallettopoli, ha dedicato cento volte più spazio che a questa tragedia nazionale). È facile prevedere che dopo il diluvio di stupore e sdegnata retorica, si tornerà presto alle "brevi di cronaca".
Eppure l'Italia resta un Paese pericoloso per chi lavora. Si muore nei cantieri edili, nei campi, nelle fabbriche, nei laboratori artigianali. Ovunque vi siano appalti e prevalga la logica del massimo ribasso, è pressoché sicuro che si speculi sulle norme di sicurezza e sul lavoro irregolare. In molti cantieri è difficile capire chi lavora per chi, fino a situazioni limite come quella riscontrata nell'ottobre 2006 in un grande cantiere autostradale, dove gli ispettori hanno identificato lavoratori dipendenti da 200 aziende diverse. Precarietà del lavoro e frantumazione del ciclo lavorativo rendono l'obiettivo della sicurezza ancora più difficile.
Condivido l'appello (anzi il "consiglio") che Gabriele Polo ha dato a Prodi sulla prima pagina del manifesto: impegnare almeno un po' del "tesoretto" (le entrate fiscali superiori al previsto) per aumentare il numero delle ispezioni sui cantieri, e per sostenere l'azione preventiva dei delegati alla sicurezza. Quanto agli ulteriori finanziamenti pubblici che finiranno alle imprese, dovrebbero essere vincolati a rendere davvero inviolabili il diritto alla salute e alla vita. Tiziano Rinaldini, segretario della Cgil dell'Emilia-Romagna, ha fatto notare quanto sia fuorviante parlare di martiri: "il martirio implica una scelta per una causa; non ci pare abbia molto a che fare con il lavoratore vittima sul lavoro, che non ha mai pensato di scegliere di morire, ma più semplicemente ha dovuto lavorare in condizioni imposte".
La prima, vera, grande aspettativa che il governo rischia di deludere è quella di ridare valore al lavoro. E se la sinistra - nelle sue convulsioni partitiche - ha ancora un senso, è da qui che dovrebbe ripartire. Dai diritti di chi lavora. Dalla dignità del lavoro. Dal trovare insopportabili simili ingiustizie. (Rudi Ghedini)

postato da: taribo59 alle ore 07/05/2007 12:42 | link | commenti
categorie: varie
giovedì, 26 aprile 2007

Esentati (1)

 

Ricordate le polemiche sul maxi-emendamento con cui il Governo ripresentò la Legge Finanziaria? Mi pare fosse costituito da un unico articolo (per votare la fiducia una sola volta) costituito da oltre 1300 commi. Oggi ho scoperto il contenuto di uno di questi, il numero 1198.

 

Prevede di concedere alle aziende che regolarizzano il lavoro nero un anno di esenzione dalle ispezioni sanitarie.

 

In seguito al dilagare degli infortuni sul lavoro, il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi chiede al Governo un decreto "per cancellare quanto previsto nell’articolo 1198 della Finanziaria 2007... Questa inaccettabile franchigia sulla salute è una misura da cancellare se davvero si vuole dare il segno di una svolta nell’intervento pubblico a tutela della salute e della vita dei lavoratori”.

 

Esentati (2)

 

Il quotidiano La Repubblica, nelle sue pagine bolognesi, riferisce di 49 appuntamenti che si svolgono oggi in città o provincia. Nemmeno una riga per la presentazione del mio libro al Vag 61, nonostante la presenza il segretario provinciale della prima categoria operaia (la Fiom, appunto) e l'iniziativa faccia parte di un programma di 4 giornate contro la precarietà.

 

No comment. Anzi, stupido io che mi meraviglio ancora.

postato da: taribo59 alle ore 26/04/2007 10:10 | link | commenti
categorie: varie
lunedì, 16 aprile 2007

Una sorta di concerto di tante forme di espressione artistica per ragionare di un tema difficile e cruciale non solo per il nostro Paese, ed in particolare per la nostra regione, ma anche per la definizione stessa della parola lavoro all’inizio del terzo millennio: questo vuole essere Lavorare è vivere, la sezione dedicata ai temi della sicurezza sul lavoro e delle morti bianche.

Perché, in un mondo in cui il progresso è inarrestabile e la tecnica sembra in grado di risolvere ogni problema, non solo in India, in Cina, in Africa ma anche qui in Italia, in Umbria, a Terni, di lavoro si muore: banalmente, scivolando da un ponteggio di un cantiere o rimanendo fulminati addosso ad un traliccio. Si muore tremendamente ustionati dopo essere stati abbandonati davanti ad un ospedale, si muore a 17 anni pur di poter guadagnare qualche euro in nero.

E allora ci è sembrato doveroso proporre, con gli strumenti propri di un festival cinematografico, occasioni di riflessione intorno a questo problema. E lo abbiamo fatto aprendoci al contributo di tante e diverse forme espressive: il cinema naturalmente con il concorso Lavoriamo sicuri per opere di fiction o documentarie sul tema, la proiezione del film Apnea di Roberto Dordit e dei documentari Non si deve morire per vivere di Daniele Gaglianone e Mai più di Nello Ferrieri, Rudi Ghedini e Fausto Pullano, la fotografia con la mostra/concorso Lavorare è vivere in cui alcuni artisti umbri, ognuno con il proprio personale sguardo, fermeranno in immagini il lavoro che mette in pericolo la vita, il fumetto con l’esposizione dei disegni originali della graphic novel Marcinelle – storie di minatori, 14 tavole che riescono a restituire le dinamiche di una delle più grandi tragedie del lavoro del Novecento, la pittura con il work in progress di un gruppo di giovani writers e pittori di strada che realizzeranno un grande pannello dedicato al tema delle morti bianche.

Tutto ciò troverà il suo culmine nel pomeriggio di sabato 21 aprile in un incontro al quale parteciperanno il Ministro del Lavoro, on. Cesare Damiano, Daniele Gaglianone, Rudi Ghedini, autore del libro Nel buio di una nave sulla tragedia della Mecavi, Davide Pascutti, autore/disegnatore di Macinelle - Storie di minatori, Fabrizio Berruti dell’ Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e Luigi Agostini del consiglio di amministrazione dell’INAIL, con la proiezione del documentario Mai più, sulla tragedia della Mecnavi e la presenza in sala degli autori dei filmati finalisti di Lavoriamo sicuri e la premiazione del vincitore di questo concorso, di quello fotografico e di My job.

Proiezione dei documentari finalisti del concorso Lavoriamo Sicuri
Mercoledì 18; Giovedì 19; Venerdì 20 aprile - ex Siri – Studio 1 – ore 16.00
Sabato 21 aprile – ex Siri, Studio 1 – dalle ore 16.00

Apnea di Roberto Dordit
Giovedì 19 aprile – Cinema Fedora, Sala 1 – ore 16.30

Mai più di Nello Ferrieri, Rudi Ghedini, Fausto Pullano
Sabato 21 aprile – ex Siri, Sala dell’orologio – ore 15.00

Non si deve morire per vivere di Daniele Gaglianone
Sabato 21 aprile – ex Siri, Sala dell’orologio – ore 16.30

Mostra fotografica Lavorare è vivere (a cura di Franco Profili in collaborazione con CavourArt Fotografia)
da martedì 17 a domenica 22 aprile – ex Siri, Sala Saint-Ouen

Incontro con: Ministro del Lavoro on. Cesare Damiano, Rudi Ghedini, Davide Pascutti, Fabrizio Berruti, Daniele Gaglianone, Luigi Agostini
Sabato 21 aprile – ore 17.00 – ex Siri, Sala dell’orologio

postato da: taribo59 alle ore 16/04/2007 16:01 | link | commenti
categorie: varie
domenica, 15 aprile 2007

26 aprile: Giornata nazionale dell’emersione dal lavoro nero.

3 maggio: Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro.

In Italia, in questi otto giorni, moriranno sul lavoro circa 30 persone.

postato da: taribo59 alle ore 15/04/2007 10:26 | link | commenti (1)
categorie: varie
sabato, 14 aprile 2007

Ogni giorno lavorativo, in Italia, muoiono in media 4 persone. Circa 1200 all'anno, ogni anno, costantemente, implacabilmente, nel disinteresse generale.

Fra ieri e oggi, cioè nelle ultime 36 ore, sono morte sul lavoro sei persone. Sei operai. Niente di nuovo, dunque. Se non che, per uno di quei cortocircuiti che costellano le giornate dell'informazione italiana, questi morti hanno suscitato un diluvio di dichiarazioni (da Napolitano in giù) e di servizi giornalistici improntati allo stupore e alla sdegnata retorica. Qualcuno li ha chiamati "martiri".

Domani temo saranno già dimenticati.

A Genova, Monza, Brescia, Latina, Messina e Cagliari; un portuale, due edili, due metalmeccanici, un addetto ai traslochi. In almeno un paio di casi risulta che i lavoratori non fossero in regola. Almeno uno era in subappalto: lavorava all'interno di una raffineria della Saras dei fratelli Moratti...

http://www.agenziagrt.it/www/notizia.asp?id=66709

postato da: taribo59 alle ore 14/04/2007 19:07 | link | commenti
categorie: varie
mercoledì, 11 aprile 2007

Clamoroso al Cibali (cioè a Repubblica)

A memoria d'uomo non era mai accaduto: Repubblica non aveva mai dedicato agli incidenti sul lavoro più che qualche "breve di cronaca"; oggi, invece, pubblica un ottimo servizio - scritto da Paolo Berizzi - che occupa le intere pagine 20 e 21, con addirittura un richiamo in prima pagina. Un terzo dello spazio dedicato per un paio di settimane a vallettopoli, ma ci siamo capiti.

Molto ben impaginata, questa inchiesta segue il classico, abusato modello dell'infiltrato: Berizzi si è fatto assumere da un caporale a piazzale Lotto (Milano) e ha lavorato in nero mischiandosi a molti altri manovali irregolari. Accanto al testo, una serie di tabelle e di fotografie sulla realtà dei cantieri (paga, orari, evasione fiscale, infortuni, stranieri, ecc.).

E' davvero un ottimo servizio, che si chiude con una citazione di Camilleri. Sono certo ne leggeremo altri, su Repubblica, entro le elezioni del 2009. Magari accompagnati da commenti sulla scomparsa della classe operaia.

postato da: taribo59 alle ore 11/04/2007 11:44 | link | commenti
categorie: varie
martedì, 10 aprile 2007

286 morti, 7.167 invalidi, 286.692 infortuni dall'inizio dell'anno... http://lavoro.articolo21.com/

Stiamo mantenendo la media.

postato da: taribo59 alle ore 10/04/2007 12:11 | link | commenti
categorie: varie
giovedì, 29 marzo 2007

http://www.portoravennanews.com/index.php?option=com_content&task=view&id=261

... In occasione del ventennale dalla tragedia, è stato realizzato il libro “Nel buio di una nave”, curato dal giornalista Rudi Ghedini, che attraverso le carte processuali, le denunce dei sindacati, la ricostruzione della rapida ascesa della Mecnavi ripercorre le tappe di quella tragedia annunciata...

Questo libro, attraverso il terribile racconto di un dramma che ha toccato la nostra città e l’intera nazione, deve infatti ricordarci che il problema delle morti bianche è ancora drammaticamente irrisolto. E farci capire che i passi avanti fatti in tema di sicurezza – una sensibilità che la tragedia della Mecnavi ha tristemente contribuito ad accrescere – devono procedere ancora...

postato da: taribo59 alle ore 29/03/2007 08:56 | link | commenti
categorie: varie
lunedì, 26 marzo 2007

Lavoro, morire a 17 anni

"Aveva appena diciassette anni, Giuseppe Di Vincenzo. E' morto nella notte di mercoledì all'Ospedale Cardarelli di Napoli dove era stato portato in condizioni quasi disperate. Operaio giovanissimo, originario di Andria (Bari), Giuseppe si era infortunato sabato scorso in un cantiere edile a Corato (Bari). Stava facendo un collaudo all'impianto del gas, quando all'improvviso è stato completamente investito da una fiamma sprigionatasi dalla saldatrice. Il corpo in fiamme che corre all'impazzata, qualche collega che lo carica sulla propria autovettura e lo «abbandona» di fronte al vicino Pronto Soccorso, poi il traferimento d'urgenza a Napoli, quattro giorni di agonia, fino alla morte. Poco ancora si sa della vicenda, il cantiere è stato posto sotto sequestro e la Procura ha aperto un'inchiesta, iscrivendo nel registro degli indagati, come persone informate dei fatti, una donna e due uomini: Adele Sbisà, amministratrice dell'imponente complesso Corte Bracco dei Germani di Corato (dove Giuseppe stava lavorando) e Mauro Galeno e Nicola Nannola, titolari dell'impresa andriese «Termo In», dalla quale Giuseppe sembra fosse stato assunto un giorno prima dell'infortunio...".

Sara Farolfi, il manifesto, 23 marzo 2007:

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-Marzo-2007/art34.html

postato da: taribo59 alle ore 26/03/2007 08:28 | link | commenti
categorie: varie
venerdì, 16 marzo 2007

Il presidente della Repubblica torna sulla sicurezza sui luoghi di lavoro
"E' un tema aperto e doloroso. Le imprese devono controllare"

Lavoro, il monito di Napolitano
"Basta morti bianche, il limite è intollerabile"

BOLOGNA - Basta morti bianche. "Si è raggiunto un limite intollerabile". E' forte il monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano contro i continui decessi di operai sul luogo di lavoro. "Occorrono leggi e controllo dello Stato ma soprattutto il controllo delle imprese, dei loro dirigenti, dei lavoratori e dei loro rappresentanti" continua Napolitano che torna su un tema che gli è molto caro, quello della sicurezza sul lavoro.

"La realtà del lavoro operaio ha rappresentato una parte importante della mia vita ed io non lo dimentico. Sono stato molto colpito dai diagrammi che mi sono stati mostrai sulla sicurezza. Questo è un tema terribilmente aperto e doloroso: l'incidenza degli infortuni ha raggiunto limiti intollerabili" insiste il presidente parlando agli operai della Ducati Motor di Bologna.

Nel percorso che lo ha portato dall'università alla Ducati Napolitano ha fermato il corteo delle auto per parlare alcuni minuti con gli operai in sciopero della Sabiem, azienda metalmeccanica bolognese in crisi. Alla vista del gruppo il Presidente ha fatto fermare l'auto, ha tirato giù il finestrino ed ha dialogato con i manifestanti. Poi è ripartito. (16 marzo 2007)
Questo è quello che sta scritto sul sito di Repubblica.
Il fatto strano è che c'ero anch'io, davanti a Napolitano, sotto i capannoni della Ducati.
postato da: taribo59 alle ore 16/03/2007 12:55 | link | commenti
categorie: varie
mercoledì, 14 marzo 2007

MecnaviA vent’anni dalla tragedia consumata nei cantieri portuali della Mecnavi di Ravenna, nella quale persero la vita tredici operai che stavano lavorando alla manutenzione della nave Elisabetta Montanari, le Acli provinciali ricordano l’evento che scosse tutta la comunità nazionale e che ebbe una eco ed un cordoglio particolari.

“Il ricordo delle tredici vite, morte per soffocamento nelle stive della nave, - si legge nella nota diffusa dalla Presidenza delle Acli - non deve andare disgiunto dalla constatazione che, se pure molti provvedimenti sono nel frattempo intervenuti per migliorare la sicurezza, anche nel 2006 si sono registrate in Italia 1.250 vittime sui luoghi di lavoro e quasi un milione sono i lavoratori che hanno subìto infortuni più o meno gravi. Per questo le Acli chiedono a tutti coloro che hanno competenza e responsabilità in materia di sicurezza di operare affinché diventi effettiva la riduzione dei rischi sui luoghi di lavoro ed ai lavoratori ed alle loro organizzazioni di vigilare sul rispetto delle normative vigenti; un lavoro comune, poi, deve vedere coinvolte tutte le parti in causa per la promozione di una cultura e di un’etica della sicurezza sociale”
postato da: taribo59 alle ore 14/03/2007 07:49 | link | commenti
categorie: varie
martedì, 13 marzo 2007

Nel ventennale della tragedia della Mecnavi: oggi a Ravenna

Una tragedia che non si deve dimenticare. Cgil, Cisl e Uil di Ravenna si preparano a ricordare il ventennale della tragedia della Mecnavi.

Era il 13 marzo del 1987, quando 13 lavoratori morirono, nel porto di Ravenna, nella stiva della Elisabetta Montanari. A distanza di 20 anni, Cgil, Cisl e Uil di Ravenna, con il supporto delle istituzioni locali, ricorderanno la tragedia attraverso un convegno in programma al Teatro Alighieri, un libro, curato dal giornalista Rudi Ghedini, e un filmato, frutto della collaborazione tra Ghedini e Nello Ferrieri.

Saranno presenti i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil – Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti - il ministro del Lavoro Cesare Damiano e il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani.

postato da: taribo59 alle ore 13/03/2007 06:49 | link | commenti
categorie: varie, presentazioni