A proposito del fatto che la lotta di classe è ormai superata, che imprenditori e dipendenti sono tutti sulla stessa barca, eccetera, ieri si è scoperto che la Thyssen-Krupp fa firmare ai propri dipendenti un “verbale di conciliazione” nel quale è indicata, insieme alla buonuscita che incasserà il lavoratore, l’esplicita rinuncia a risarcimenti per danni presenti e futuri.
In questo verbale vengono citati tre articoli del codice civile, quelli che parlano del danno ingiusto, del danno morale (che si può chiedere solo in caso di reato commesso dall'azienda) e della messa a repentaglio dell'integrità fisica dei lavoratori. Esattamente le ipotesi di reato previste nella richiesta di rinvio a giudizio dei vertici Thyssen, firmata dal procuratore Guariniello, dopo la strage del 6 dicembre.
Il lavoratore, come sempre, è liberissimo: può accettare la buonuscita e rinunciare a chiedere giustizia in tribunale, oppure pretendere giustizia, ma così perde l’incentivo (circa trentamila euro).
“Quello della Thyssen è un ulteriore esempio di arroganza” ha detto il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, a Torino per l'assemblea nazionale dei delegati della sicurezza. La Fiom ha invitato i dipendenti dell'acciaieria “a non firmare un testo che rischia di mettere in discussione la possibilità di presentarsi in aula”. L'azienda replica che il modulo “è identico da anni” e le clausole oggetto della polemica “sono da tempo riportate nei verbali di conciliazione sindacale”; alla Thyssen non sfuggono “gli aspetti umani” della vicenda e perciò mette in guardia da “ogni lettura assolutamente non voluta delle clausole”.
