“Un morto ogni sette ore”: il titolo è venuto facile, pressoché identico su tutti i giornali.
Ogni anno sono oltre 1400 i morti ufficiali, di cui 300 per malattie professionali; altissima è l’incidenza sugli immigrati, l'Italia continua a essere il paese con il maggior numero di vittime sul lavoro in Europa. Il numero delle "morti bianche" diminuisce meno che nel resto d'Europa; nel periodo compreso tra il 1995 e il 2004, al meno 25,5% dell’Italia corrisponde una flessione media europea del 29,4%.
L'Inail stima anche che ci siano almeno 200.000 infortuni non denunciati (lavoro nero).
Si stima che il costo imputabile direttamente agli infortuni superi i 40 miliardi di euro annui, a cui si aggiungono 6,8 miliardi per spese dovute alle malattie professionali.
Sono questi alcuni dei risultati resi noti nel secondo rapporto sulla ''Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapliccate e diritti negati',' presentato dall'Anmil, Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.
La rinnovata consapevolezza della gravità del fenomeno sembra non essere riuscita a produrre ancora una significativa inversione di tendenza. Gli autori del rapporto sottolineano come a cinque mesi dall'entrata in vigore della legge 123/07, che ha stabilito nuove norme in materia di sicurezza sul lavoro, i coordinamenti provinciali delle attività ispettive stanno muovendo i primi passi, mentre il personale impegnato nella prevenzione infortuni, al ritmo attuale, impiegherebbe 23 anni a controllare tutte le aziende. L'Anmil inoltre sottolinea anche come si intervenga quasi sempre a incidente avvenuto e quasi mai a livello di prevenzione.
Tra i rimedi indicati dall'Anmil ci sono un maggiore investimento sulle attività di prevenzione e controllo, l'introduzione di sanzioni adeguate alla gravità ed alle conseguenze dei comportamenti, l'organizzazione di un apparato amministrativo e giudiziario che assicuri l'applicazione certa e rapida delle sanzioni e la promozione di iniziative informative, formative e culturali che sviluppino nel medio periodo una maggiore attenzione alla prevenzione.
