Torino, 11 maggio
Nella mattinata di domenica 11 maggio, nell'ambito della Fiera del libro di Torino, dovrei essere fra gli ospiti di un incontro sugli incidenti sul lavoro.
Appena ne so di più, lo scrivo.
La lana della salamandra
Giampiero Rossi, milanese e interista nonché giornalista de L'Unità, ha scritto un piccolo libro che dovreste proprio procurarvi. Parla di amianto e di morti sul lavoro, nella forma atroce delle malattie professionali. Parla di Casale Monferrato dove, nello stabilimento della Eternit, si è consumata una strage.
Una credenza popolare diceva che l'amianto fosse la "lana della salamandra", l'animale che poteva sfidare il fuoco senza danno. Eternit è il nome di una miscela di amianto e cemento, brevettata nel 1901 da un austriaco, Ludwig Hatschek. Dal 1907 si produce "eternit" nello stabilimento di Casale Monferrato, nel 1947 l'Inail riconosce per la prima volta un caso di asbestosi come malattia profesionale, nel 1986 avviene il fallimento e la chiusura dello stabilimento, nel 2007 la Procura di Torino ha concluso le indagini per disastro ambientale doloso nei confronti della proprietà dello stabilimento.
Il libro lo trovate solo in edicola, come allegato gratuito a L'Unità.
A proposito del fatto che la lotta di classe è ormai superata, che imprenditori e dipendenti sono tutti sulla stessa barca, eccetera, ieri si è scoperto che la Thyssen-Krupp fa firmare ai propri dipendenti un “verbale di conciliazione” nel quale è indicata, insieme alla buonuscita che incasserà il lavoratore, l’esplicita rinuncia a risarcimenti per danni presenti e futuri.
In questo verbale vengono citati tre articoli del codice civile, quelli che parlano del danno ingiusto, del danno morale (che si può chiedere solo in caso di reato commesso dall'azienda) e della messa a repentaglio dell'integrità fisica dei lavoratori. Esattamente le ipotesi di reato previste nella richiesta di rinvio a giudizio dei vertici Thyssen, firmata dal procuratore Guariniello, dopo la strage del 6 dicembre.
Il lavoratore, come sempre, è liberissimo: può accettare la buonuscita e rinunciare a chiedere giustizia in tribunale, oppure pretendere giustizia, ma così perde l’incentivo (circa trentamila euro).
“Quello della Thyssen è un ulteriore esempio di arroganza” ha detto il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, a Torino per l'assemblea nazionale dei delegati della sicurezza. La Fiom ha invitato i dipendenti dell'acciaieria “a non firmare un testo che rischia di mettere in discussione la possibilità di presentarsi in aula”. L'azienda replica che il modulo “è identico da anni” e le clausole oggetto della polemica “sono da tempo riportate nei verbali di conciliazione sindacale”; alla Thyssen non sfuggono “gli aspetti umani” della vicenda e perciò mette in guardia da “ogni lettura assolutamente non voluta delle clausole”.
In Zona Cesarini, il governo Prodi ha compiuto l’atto più significativo dei suoi due ani di vita: il Consiglio dei ministri ha finalmente approvato il Decreto legislativo sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in attuazione del Testo unico, dopo un iter lungo e difficile, condizionato dal no di Confindustria al nuovo apparato sanzionatorio.
Si tratta di una riforma attesa da anni, di grande valore civile: i provvedimenti ridisegnano il quadro dei diritti dei lavoratori, incidendo sulla diffusione della cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla costruzione di una coscienza collettiva fondata sul rispetto delle regole.
La prima novità riguarda l’estensione a tutte le prestazioni lavorative delle direttive sulla sicurezza: viene sancito il principio in base al quale il lavoratore deve essere tutelato in quanto tale, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda in cui opera, dal sesso e dalla nazionalità.
Viene introdotto il libretto sul rischio sanitario, è rafforzato il rapporto tra luogo di lavoro e Asl. Si prevedono sanzioni, che possono arrivare fino all’arresto, per quei datori di lavoro che non rispettino gli obblighi sulla sicurezza (proprio queste misure sono state contestate da Confindustria e da altre associazioni imprenditoriali). In caso di incidenti mortali, quando vengano riscontrate responsabilità da parte dell’azienda, sono previste sanzioni amministrative fino a 1,5 milioni di euro con la sospensione dell’attività; possono scattare, inoltre, l’interdizione alla collaborazione con la pubblica amministrazione e la possibilità di partecipare a gare d’asta e ad appalti pubblici.
Cgil, Cisl e Uil hanno espresso soddisfazione per l’estensione della tutela dei lavoratori delle piccole e piccolissime imprese attraverso il Fondo per il sostegno ai rappresentanti territoriali per la sicurezza, che costituiscono uno strumento essenziale per la prevenzione nelle imprese in cui maggiormente avvengono infortuni mortali e gravi, e per il finanziamento del programma straordinario di formazione sulle nuove norme.