Nel buio di una nave

Ravenna, 13 marzo 1987

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Sta in una tavola di Doonesbury e mi sembra un'ottima domanda: “Scrivere blog non è sostanzialmente una cosa da sfigati rosiconi semidisoccupati che non hanno abbastanza talento o sono troppo pigri per fare i giornalisti sul serio?”.

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domenica, 24 febbraio 2008

domenica, 24 febbraio 2008

Funerali Thyssen Krupp

Omicidio volontario

Sette operai della ThyssenKrupp sono morti per un incidente avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. I loro nomi sono Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe De Masi, l’ultimo a morire, lo scorso 30 dicembre.

L’ipotesi di reato configurata dai PM torinesi (Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso) è inedita, mai vista prima nei processi per gli incidenti sul lavoro: omicidio volontario. Questo reato sembra sia contestato solo a uno degli indagati, l’amministratore delegato (AD) del gruppo in Italia, Harald Espenhahn, mentre per altri 5 indagati ci si limita al classico omicidio colposo. A tutti e 6 è contestata l'omissione dolosa di cautele antinfortunistiche aggravata.

 

La Procura ha ascoltato gli operai superstiti, i dirigenti locali, i vigili del fuoco, e la Procura ha mantenuto l’impegno a chiudere l’indagine in tempi rapidi.

Fin dall’inizio è stato chiaro che la decisione del gruppo di abbandonare lo stabilimento torinese per trasferire a Terni l’intera produzione italiana aveva comportato una crescente "distrazione" nei confronti di quella fabbrica: niente lavori per installare nuovi impianti di sicurezza, scarsa attenzione alla manutenzione.

In una perquisizione nella sede di Terni, è stato trovato un documento in cui l’AD del gruppo informava la sede centrale in Germania che "gli operai fanno gli eroi in tv", rievocando gli anni di piombo, per spiegare che il clima in Italia è ostile nei confronti dell’azienda.

Dalle testimonianze dei dirigenti dell’Asl si apprende che alla Thyssen di Torino erano state contestate ben 116 violazioni alle norme di sicurezza. Dall'inchiesta sono emersi i pecedenti: due incendi nelle fabbriche del gruppo, uno a Torino nel 2003, l’altro in Germania, che pur senza fare vittime avrebbero dovuto allarmare i vertici della multinazionale. Ad allarmarsi, invece, sono state solo le compagnie assicurative, che elevarono da 30 a 100 milioni la franchigia, proprio perché Torino non si era ancora dotata dei dispositivi di sicurezza già in uso a Terni, come lo spegnimento automatico degli incendi.

Entro l’estate verrà depositata la richiesta di rinvio a giudizio. La domanda di verità e giustizia, oggi, è molto alta. Ma i tempi della giustizia e i troppi precedenti di impunità per i responsabili di gravissimi incidenti sul lavoro, mi rendono scettico sull'esito dei processi.

postato da: taribo59 alle ore 24/02/2008 10:33 | link | commenti
categorie: dalla stampa
mercoledì, 06 febbraio 2008

Un morto ogni sette ore

“Un morto ogni sette ore”: il titolo è venuto facile, pressoché identico su tutti i giornali.

Ogni anno sono oltre 1400 i morti ufficiali, di cui 300 per malattie professionali; altissima è l’incidenza sugli immigrati, l'Italia continua a essere il paese con il maggior numero di vittime sul lavoro in Europa. Il numero delle "morti bianche" diminuisce meno che nel resto d'Europa; nel periodo compreso tra il 1995 e il 2004, al meno 25,5% dell’Italia corrisponde una flessione media europea del 29,4%.

L'Inail stima anche che ci siano almeno 200.000 infortuni non denunciati (lavoro nero).

Si stima che il costo imputabile direttamente agli infortuni superi i 40 miliardi di euro annui, a cui si aggiungono 6,8 miliardi per spese dovute alle malattie professionali.

Sono questi alcuni dei risultati resi noti nel secondo rapporto sulla ''Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapliccate e diritti negati',' presentato dall'Anmil, Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.

 

La rinnovata consapevolezza della gravità del fenomeno sembra non essere riuscita a produrre ancora una significativa inversione di tendenza. Gli autori del rapporto sottolineano come a cinque mesi dall'entrata in vigore della legge 123/07, che ha stabilito nuove norme in materia di sicurezza sul lavoro, i coordinamenti provinciali delle attività ispettive stanno muovendo i primi passi, mentre il personale impegnato nella prevenzione infortuni, al ritmo attuale, impiegherebbe 23 anni a controllare tutte le aziende. L'Anmil inoltre sottolinea anche come si intervenga quasi sempre a incidente avvenuto e quasi mai a livello di prevenzione.

 

Tra i rimedi indicati dall'Anmil ci sono un maggiore investimento sulle attività di prevenzione e controllo, l'introduzione di sanzioni adeguate alla gravità ed alle conseguenze dei comportamenti, l'organizzazione di un apparato amministrativo e giudiziario che assicuri l'applicazione certa e rapida delle sanzioni e la promozione di iniziative informative, formative e culturali che sviluppino nel medio periodo una maggiore attenzione alla prevenzione.

postato da: taribo59 alle ore 06/02/2008 11:06 | link | commenti
categorie: varie