Mercoledì 27 giugno, ore 21.00
presso la Festa dell'Unità di Cadriano (BO))
presentazione del libro alla presenza dell'autore
con Bruno Papignani, segretario provinciale FIOM
“Il Testo Unico Salute e Sicurezza in discussione al Senato, come modificato dalla Commissione Lavoro, prevede l'estensione delle norme di contrasto al lavoro nero, a tutte le tipologie di impresa, prevedendo nei casi estremi la sospensione di una attività imprenditoriale in presenza di "reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro" (art.4 comma 1). Risulta in questo quadro assolutamente incomprensibile il parere negativo espresso dalla V Commissione Senato sull'emendamento del relatore che correttamente assegnava tali funzioni e poteri in capo alle ASL oltre che agli Ispettorati del Lavoro. Appare infatti del tutto evidente l'incongruità che la potestà di adottare provvedimenti in una materia così delicata non sia in capo, oltre che agli ispettori del lavoro, ai soggetti competenti e istituzionalmente preposti alle specifiche attività di controllo.
CGIL-CISL-UIL esprimono viva preoccupazione per un parere che limiterebbe l'efficacia della vigilanza in materia di salute e sicurezza, e tra l'altro rischierebbe di riaprire il contenzioso tra Regioni Stato, invitano il Governo e il Parlamento ad integrare in tal senso l'art. 4 c.1 del Ddl Delega attualmente in discussione nell'Aula del Senato e a garantire i diritti dei lavoratori sia italiani che migranti”.
COMUNICATO STAMPA DEI SEGRETARI DI CGIL-CISL-UIL
Paola Agnello Modica - Renzo Bellini - Paolo Carcassi
La Commissione parlamentare di vigilanza Rai ha approvato all'unanimità la risoluzione proposta da Giuseppe Giulietti (Ulivo) in merito all'informazione sulla sicurezza sul lavoro. "E' di straordinaria rilevanza civile e politica - commenta Giulietti - il fatto che la Commissione di Vigilanza Rai, all'unanimità, abbia voluto dare il via libera alla mozione che impegna il servizio pubblico (ma sono sicuro che l'interesse si estenderà anche ai media privati), a promuovere una campagna nazionale per contrastare la strage quotidiana che passa sotto il triste nome di "morti bianche".
http://lavoro.articolo21.com/articolo.php?type=notizie&id=95
'A Flobert
Se quello del porto di Ravenna, con i suoi 13 morti, è considerato il più grave incidente sul lavoro del dopoguerra italiano, l'incendio nella fabbrica di giocattoli a Sant'Anastasia, in provincia di Napoli, l'11 aprile 1975, di morti ne fece 11.
Sul manifesto, in un articolo firmato da Ilaria Urbani, ho trovato la notizia che da quella vicenda è stato tratto un documentario, promnosso dall'associazione culturale Nuove Nacchere Rosse, che ha ripreso il titolo di una celebre tammoriata del gruppo 'E Zezi.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Giugno-2007/art74.html
“Una vita senza memoria non sarebbe una vita, così come un'intelligenza senza possibilità di esprimersi non sarebbe un'intelligenza. La nostra memoria - questa la frase di Luis Buñuel ripresa per la presentazione del documentario - è la nostra coerenza, la ragione, l'azione, il sentimento. Senza di lei siamo niente”.
Bologna, 14 giugno, 20.30, vicolo Bolognetti 2

Accanto agli incidenti sul lavoro sopravvivono figure retoriche intollerabili: quante volte ci è capitato di sentire la parola "fatalità"? Al contrario, ciò che si verifica ogni giorno si presenta come un'odiosa, concreta ingiustizia, con vari livelli di responsabilità. Ovunque prevalga la logica del massimo ribasso, si specula sulle norme di sicurezza, sul lavoro irregolare. E anche nel territorio bolognese assistiamo al riemergere del caporalato.
Il presidente Napolitano ha affermato che "gli infortuni sul lavoro sono una piaga da estirpare, non un prezzo inevitabile da pagare", che "i minori e gli immigrati sono le vittime più colpite da questo sistema" e che i controlli "vanno compiuti sistematicamente". Alcuni provvedimenti del Governo vanno nella direzione giusta, altri ci sembrano contraddire le dichiarazioni di principio. Occorre che il sistema delle regole e delle sanzioni sia reso concreto da un rafforzamento dei controlli e dalla rapidità dei procedimenti giudiziari. Occorre rivedere la disciplina degli appalti e, soprattutto, occorre ridare dignità al lavoro e ricostruire un'autentica "cultura della prevenzione": i dati dimostrano che il costo sociale della sicurezza è nettamente inferiore a quello provocato dagli incidenti.
Ne parleremo giovedì 14 giugno - dalle 20.30 alle 22.45 - presso il cortile di vicolo Bolognetti. Tiziano Rinaldini (Uniti a Sinistra) orienterà il confronto coinvolgendo Antonio Faggioli (Società italiana di Igiene e Medicina preventiva), Franco Focareta (docente presso l'Università di Bologna), Rudi Ghedini (autore del libro "Nel buio di una nave", a vent'anni dal tragico incidente nel porto di Ravenna) e Gino Rubini (ideatore e curatore del sito diario-prevenzione.it).
La Prima Casa A Sinistra vuole proporre questi temi all'attenzione dei bolognesi, nella convinzione che se la sinistra ha ancora un senso, è da qui che deve ripartire. Dai diritti di chi lavora. Dalla dignità del lavoro. Dal trovare insopportabile la persistenza di simili ingiustizie.
La Prima Casa A Sinistra - Via Zampieri 12 - www.sinistra-er.net
Per caso, cercando qualcos'altro su Google, ho trovato una recensione molto particolare:
http://luanaca.spaces.live.com/blog/cns!A92E08F8EAB6A219!1990.entry
Più che una recensione, una testimonianza diretta.
Ho letto un libro e volevo segnalarlo perchè mi tocca molto da vicino. "Nel buio di una nave" è un libro di Rudi Ghedini. Un libro che racconta della più grande tragedia italiana sul lavoro dal dopoguerra a oggi.
Era il 13 marzo del 1987, quando 13 operai morirono soffocati nella stiva della Elisabetta Montanari nei cantieri della Mecnavi al porto di Ravenna. Ho letto quel libro e per chi ne ha solo letto sui giornali è credibile, l'incredibile è che io l'ho vissuta... I miei genitori facevano i custodi per i Cantieri Ravenna di Trombini, gli Arienti avevano preso in affitto una parte del cantiere "la torneria" con annesso bacino di carenaggio dove era in secca per lavori la nave, quello che il libro non può raccontare è come io l'ho vissuta, non era la prima volta che c'erano principi di incendi, saldavano mentre uomini (picchettini li chiamavano), stavano a pulire le cisterne con stracci, non esistevano misure di sicurezza adeguate. (Tanto a Natale quelli dei controllo fuochi (gasfree) ricevevano orologi d'oro, e non solo loro).
Ma fin qui nulla di strano... per chi lavora con gente che ha "caporali" che gestiscono i lavori, gente che per lavorare senza tante rotture paga altri perchè non controllino, non si cura di sicuro dei diritti minimi degli operai; lavorare al nero era (é) la regola... La cosa che ancora oggi mi fa tremare di rabbia è che non sapevano nemmeno chi c'era dentro se una o due squadre, ma sapevano bene quali erano i pezzi sostituiti e saldati, visto che pretendevano che i pompieri non aprissero un varco nelle zone saldate.
E quanto tempo hanno perso prima di chiamare i soccorsi, le ambulanze sono state chiamate alle 10,05 mentre dalla Montanari il fumo usciva già da diverso tempo. Hanno detto che sono morti subito... Io ho sentito per certo che i pompieri martellavano le lamiere e da dentro rispondevano...
Ero molto giovane ma il ricordo di quei corpi allineati uno a uno... infiniti... Ricordo il caos poche ore dopo tutti i lavoratori del porto si accalcavano ai cancelli. (Sempre dopo si fanno i cortei "sciopero generale"). Ricordo Ornella che diceva: - Quei vigliacchi volevano che andassi a casa di un ragazzo morto per prendere il libretto di lavoro. (Lei non ci andò ma un’altra segretaria con un po' più di pelo sullo stomaco sì, senza dire alla famiglia che il corpo del loro figlio giaceva sotto un lenzuolo). Ricordo il lenzuolo bianco con scritto MAI PIU' in testa al corteo e tutte le chiacchiere dei giorni successivi. Ricordo Miro Trombini sul prato la testa fra mani piangere come un bambino.
Sono passati 20 anni ma in me il ricordo di quelle persone che nella pausa pranzo giocavano a pallone nel prato davanti alla finestra della sala non mi lascerà mai più. (Ma alcuni non li ho visti, visto che erano al primo giorno di lavoro) 13 corpi dentro a barelle arancioni (quelle da elicottero) coperti con un lenzuolo bianco.
Ho smesso di sognare corpi neri avvolti in stracci che si arrampicano su per la parete del bacino di carenaggio. Ma non scorderò mai i loro volti mentre mangiavano panini seduti nel prato al primo sole di marzo...
La mamma degli Arienti si tolse la vita. Non so quale sia stato il motivo del suo gesto. Certo i suoi figli tengono il peso di 14 morti sulla coscienza. Quello che da 20 anni spero è che i loro sogni non siano MAI PIU' stati sogni sereni.