Appuntamenti e presentazioni
domenica 3 giugno, ore 17.00, Sant'Antonio di Ravenna, all'interno della festa del rione
giovedì 7 giugno, ore 14.30, Fiera di Bologna, fra le iniziative collaterali di "Ambiente Lavoro", salone dell'igiene e sicurezza
giovedì 14 giugno, ore 20.30, Bologna, Cortile di Vicolo Bolognetti, nel dibattito intitolato "Lavoro sì, martiri no"
mercoledì 27 giugno, ore 21.00, festa dell'Unità di Cadriano.
24 maggio, in un solo giorno, alla lunga lista dei morti sul lavoro si sono aggiunte 5 persone: due muratori a Correggio, alle porte di Ferrara, un operaio nel vercellese, e due agricoltori schiacciati sotto il trattore, in provincia di Siracusa.

A Ferrara, quei muratori erano impegnati nella ristrutturazione di un casale di campagna; sono rimasti uccisi dal crollo di un muro. Le vittime sono un artigiano di 34 anni, e un collega di origini tunisine di 33. L'incidente è avvenuto mentre stavano pulendo e liberando lo spazio attorno al vecchio fienile per montare un'impalcatura.
Vi invito a leggere cosa scriveva Antonio Faggioli il 3 maggio scorso nella sua rubrica su Il Domani, a proposito dei controlli per prevenire gli incidenti sul lavoro: http://www.societacivilebologna.it/ser/salute/doc/Domani%20incidenti%20sul%20lavoro%202.PDF
| Ciclica e tragica la regolarità con cui muoiono sul lavoro 3-4 persone ogni giorno, circa 1200 ogni anno. | |
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Liberazione, 19 maggio 2007, pagina 12 |
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| Ravenna, dramma della "Montanari": sopravvive e prospera solo il disprezzo dei diritti dei lavoratori | |
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Rudi Ghedini* |
A Firenze, in meno di 24 ore, sono morti due operai: il primo, di trent'anni, in una fabbrica a Campi Bisenzio, schiacciato sotto una lastra di ferro; il secondo, di 37 anni, in un cantiere edile. Nelle ultime 48 ore, in un’azienda siderurgica di Lovere (Bergamo) è morto un operaio travolto da un carrello che trasportava travi di acciaio incandescenti. Nel porto di Napoli ha perso la vita un elettrauto di 43 anni, schiacciato da un camion in manovra. E in un cantiere della Variante di valico dell'A1, a Casalecchio di Reno (Bologna), un operaio di 50 anni è stato travolto da una gru con elevatore.
Ho appena ricevuto una telefonata da una radio fiorentina (Lady Radio): hanno rintracciato il mio nome in rete a proposito degli incidenti sul lavoro, domattina presto mi intervistano. Temo non ci sia molto di nuovo da dire...
Imola, giovedì 10 maggio, presso “La Palazzina”, via Quaini 14, ore 21.00
"Mai più": proiezione del documentario di Pullano, Ferrieri e Ghedini sulla tragedia avvenuta il 13 marzo del 1987 nel porto di Ravenna, con la morte di 13 operai in seguito a un incendio sviluppatosi nelle stive della “Elisabetta Montanari”.
"Nel buio di una nave", presentazione del libro alla presenza dell'autore.
La serata è promossa in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil di Imola, nel ventennale del più grave incidente sul lavoro avvenuto nel dopoguerra.
http://lapalazzina.imola.info/pages/mai%20più/MAI%20PIU.htm
http://lapalazzina.imola.info/pages/notizie.htm
http://cartellone.comune.imola.bo.it/pagine/scheda.cfm?sw_quando=&wcartellone_id=9597&wcat_cart_id=7
Fra il 26 aprile (Giornata nazionale dell'emersione dal lavoro nero) e il 3 maggio (Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro) in Italia circa 30 persone sono morte sul lavoro. Persino il Primo Maggio - giorno festivo e simbolico - ha lasciato (almeno) tre vittime.
http://www.zic.it/zic/articles/art_849.html
Anche se Prodi li ha chiamati "martiri", le vittime del lavoro continuano a cadere a ritmi impressionanti: a una media di 4 per ogni giorno lavorativo, quasi 1300 nell'anno 2006.
Costantemente, implacabilmente, nel disinteresse generale. Anzi, no: per uno di quei cortocircuiti che costellano le vicende dell'informazione italiana, i morti della seconda settimana di aprile hanno suscitato un diluvio di dichiarazioni (da Napolitano in giù) e di servizi giornalistici improntati allo stupore e alla sdegnata retorica. Persino Repubblica ha pubblicato una mini inchiesta sul lavoro nero e il capolarato a Milano (ma a Vallettopoli, ha dedicato cento volte più spazio che a questa tragedia nazionale). È facile prevedere che dopo il diluvio di stupore e sdegnata retorica, si tornerà presto alle "brevi di cronaca".
Eppure l'Italia resta un Paese pericoloso per chi lavora. Si muore nei cantieri edili, nei campi, nelle fabbriche, nei laboratori artigianali. Ovunque vi siano appalti e prevalga la logica del massimo ribasso, è pressoché sicuro che si speculi sulle norme di sicurezza e sul lavoro irregolare. In molti cantieri è difficile capire chi lavora per chi, fino a situazioni limite come quella riscontrata nell'ottobre 2006 in un grande cantiere autostradale, dove gli ispettori hanno identificato lavoratori dipendenti da 200 aziende diverse. Precarietà del lavoro e frantumazione del ciclo lavorativo rendono l'obiettivo della sicurezza ancora più difficile.
Condivido l'appello (anzi il "consiglio") che Gabriele Polo ha dato a Prodi sulla prima pagina del manifesto: impegnare almeno un po' del "tesoretto" (le entrate fiscali superiori al previsto) per aumentare il numero delle ispezioni sui cantieri, e per sostenere l'azione preventiva dei delegati alla sicurezza. Quanto agli ulteriori finanziamenti pubblici che finiranno alle imprese, dovrebbero essere vincolati a rendere davvero inviolabili il diritto alla salute e alla vita. Tiziano Rinaldini, segretario della Cgil dell'Emilia-Romagna, ha fatto notare quanto sia fuorviante parlare di martiri: "il martirio implica una scelta per una causa; non ci pare abbia molto a che fare con il lavoratore vittima sul lavoro, che non ha mai pensato di scegliere di morire, ma più semplicemente ha dovuto lavorare in condizioni imposte".
La prima, vera, grande aspettativa che il governo rischia di deludere è quella di ridare valore al lavoro. E se la sinistra - nelle sue convulsioni partitiche - ha ancora un senso, è da qui che dovrebbe ripartire. Dai diritti di chi lavora. Dalla dignità del lavoro. Dal trovare insopportabili simili ingiustizie. (Rudi Ghedini)
EDITORIALE - http://www.articolo21.info/editoriale.php?id=2356
Il Primo Maggio a Venezia. Sicurezza, precariato e capolarato
di Marta Meo
Quest’anno il primo maggio è stato l’occasione in tutta Italia per parlare di sicurezza sul lavoro. A Venezia, in Campo san Barnaba, se ne è discusso a partire dal racconto di un fatto, la storia della strage della Mecnavi di Ravenna, la più grande tragedia del lavoro che il nostro paese abbia conosciuto, per iniziativa delle sezioni Ds di San Polo e Dorsoduro e dal Nuovo Circolo 1°maggio.
A discutere con Rudi Ghedini, autore del libro “Nel buio di una nave”, si sono trovati il senatore Felice Casson e Diego Gallo, già segretario regionale della Cgil del Veneto.
Il racconto di una storia successa vent’anni fa è stata l’occasione per ricordare i tredici uomini morti nella stiva della nave Elisabetta Montanari, e soprattutto per riflettere sul fatto che in tutti questi anni i morti sul lavoro non sono mai diminuiti (sono sempre tre, quattro al giorno), così come non sono cambiate le ragioni per cui si muore. Fretta, contemporaneità di lavorazioni incompatibili, scarsa preparazione del personale, assenza di dotazioni di sicurezza sono solo alcune delle concause dell’incidente della Mecnavi, ma anche le ragioni per cui di lavoro si continua a morire oggi.
Le norme previste dal legislatore per la sicurezza – lo ha sottolineato Felice Casson – sarebbero adeguate, ma si tratta di leggi sistematicamente non rispettate, a cui vanno aggiunte la mancanza di cultura della sicurezza e l’assoluta insufficienza dei controlli.
A complicare le cose la convivenza nei cantieri di lavoratori con diversi regimi contrattuali e gradi di tutela scatena una vera e propria “guerra tra poveri”, in cui talvolta, pur di non perdere il lavoro sono gli stessi operai ad essere omertosi sugli incidenti che avvengono.
Diego Gallo ha ricordato l’esistenza di una vera e propria “aristocrazia operaia” (tra i lavoratori maggiormente sindacalizzati e tutelati) che difficilmente esegue i lavori più pesanti e rischiosi che sono invece il pane quotidiano di interinali, lavoratori occasionali, sub sub appaltatori o di chi lavora direttamente in nero.
Sono i lavoratori a cui capita – ci gela Casson – di essere regolarizzati post mortem per fare passare meno guai ai datori di lavoro. E quando si lavora al massimo ribasso la prima cosa su cui le imprese cercano di recuperare i ribassi applicati pur di aggiudicarsi le gare è tutto ciò che ha a che fare con la sicurezza, oggi come allora. Sulla Elisabetta Montanari, non c’era nemmeno un’estintore, che all’epoca costava 1500 lire. Era considerato una spesa superflua, così come oggi il fatto di lavorare in sicurezza viene percepito come un onere inutile.
Ma è possibile far passare nel nostro paese un’idea di mercato meno frettoloso e meno brutale in cui lavorare possa essere anche meno pericoloso? Credo si debba trovare il modo per far passare l’idea che lavorare in sicurezza deve convenire a tutti, anche all’impresa, anche a costo di mettere mano alle leggi sugli appalti. Perché se ci affidiamo solo alla nostra capacità di controllori rischiamo di fare la figura di quelli che fanno la guerra con la fionda e che vogliono rincorrere gli aerei a piedi, mentre nei cantieri si continua a morire.
Per finire con un’altra storia allo stesso tempo vicina e lontana: il caporalato. Un ricordo in bianco e nero fino a pochi anni fa, oggi tornato in gran voga, basta fare un salto a Piazzale Roma alle sei del mattino.

Ogni giorno, come sempre
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/05_Maggio/02/calabria_morti_lavoro.shtml
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Calabria: due morti sul lavoro
Un operaio è stato investito da un camion nei lavori sulla Salerno Reggio Calabria. Un altro è precipitato in un complesso turistico
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In un cantiere dell'autostrada A3 nel tratto tra gli svincoli di Serra e Mileto, è deceduto Rocco Palmieri, 40 anni della ditta subappaltatrice Costruzioni Antonio Mondella Srl. L'operaio è stato colpito da un camion in manovra mentre lavorava in un cantiere della Salerno-Reggio Calabria.
In un secondo distinto incidente a Capo Vaticano, nel Comune di Ricadi, un operaio straniero di circa 40 anni ha perso la vita dopo essere precipitato da un fabbricato che si trova in un complesso turistico. |
Due vittime a Sorrento per il crollo di una gru, morte due donne
Indagato il figlio del proprietario della ditta
Cede il braccio di un elevatore uccidendo due donne e ferendo quattro persone. Le vittime sono Claudia Morelli, 86 anni e Teresa Reale, cinquant'anni, suocera e nuora, di Sorrento. Feriti i tre operai che si trovavano sulla pedana per inastallare le luminarie davanti alla chiesa del paese e un carabiniere, Enrico Balestriere, militare in servizio in Sardegna, che si trovava a passare in piazza e poco dopo avrebbe dovuto incontrare degli amici quando è stato travolto dal braccio metallico. L'uomo è ricoverato all'ospedale di Sorrento per un trauma addominale e le sue condizioni sono tenute costantemente sotto controllo da parte dei sanitari.
Venezia, primo maggio 2006
http://campodellunione.org/?p=226

Quest’anno il primo maggio è stato l’occasione in tutta Italia per parlare di sicurezza sul lavoro. A Venezia, in Campo san Barnaba, se ne è discusso a partire dal racconto di un fatto, la storia della strage della Mecnavi di Ravenna, la più grande tragedia del lavoro che il nostro paese abbia conosciuto, per iniziativa delle sezioni Ds di San Polo e Dorsoduro e del Nuovo Circolo 1°maggio.
A discutere con Rudi Ghedini, autore del libro “Nel buio di una nave”, si sono trovati il senatore Felice Casson e Diego Gallo, già segretario regionale della Cgil del veneto.
Il racconto di una storia successa vent’anni fa è stata l’occasione per ricordare i tredici uomini morti nella stiva della nave Elisabetta Montanari, e soprattutto per riflettere sul fatto che in tutti questi anni i morti sul lavoro non sono mai diminuiti (sono sempre tre, quattro al giorno), così come non sono cambiate le ragioni per cui si muore.
Fretta, contemporaneità di lavorazioni incompatibili, scarsa preparazione del personale, assenza di dotazioni di sicurezza sono solo alcune delle concause dell’incidente della Mecnavi, ma anche le ragioni per cui di lavoro si continua a morire oggi.
Le norme previste dal legislatore per la sicurezza – lo ha sottolineato Felice Casson – sarebbero adeguate, ma si tratta di leggi sistematicamente non rispettate, a cui vanno aggiunte la mancanza di cultura della sicurezza e l’assoluta insufficienza dei controlli.
A complicare le cose la convivenza nei cantieri di lavoratori con diversi regimi contrattuali e gradi di tutela scatena una vera e propria “guerra tra poveri”, in cui talvolta, pur di non perdere il lavoro sono gli stessi operai ad essere omertosi sugli incidenti che avvengono.
Diego Gallo ha ricordato l’esistenza di una vera e propria “aristocrazia operaia” (tra i lavoratori maggiormente sindacalizzati e tutelati) che difficilmente esegue i lavori più pesanti e rischiosi che sono invece il pane quotidiano di interinali, lavoratori occasionali, sub sub appaltatori o di chi lavora direttamente in nero.
Sono i lavoratori a cui capita – ci gela Casson – di essere regolarizzati post mortem per fare passare meno guai ai datori di lavoro.
E quando si lavora al massimo ribasso la prima cosa su cui le imprese cercano di recuperare i ribassi applicati pur di aggiudicarsi le gare è tutto ciò che ha a che fare con la sicurezza, oggi come allora. Sulla Elisabetta Montanari, non c’era nemmeno un’estintore, che all’epoca costava 1500 lire. Era considerato una spesa superflua, così come oggi il fatto di lavorare in sicurezza viene percepito come un onere inutile.
Ma è possibile far passare nel nostro paese un’idea di mercato meno frettoloso e meno brutale in cui lavorare possa essere anche meno pericoloso? Credo si debba trovare il modo per far passare l’idea che lavorare in sicurezza deve convenire a tutti, anche all’impresa, anche a costo di mettere mano alle leggi sugli appalti. Perché se ci affidiamo solo alla nostra capacità di controllori rischiamo di fare la figura di quelli che fanno la guerra con la fionda e che vogliono rincorrere gli aerei a piedi, mentre nei cantieri si continua a morire.
Per finire con un’altra storia allo stesso tempo vicina e lontana: il caporalato. Un ricordo in bianco e nero fino a pochi anni fa, oggi tornato in gran voga, basta fare un salto a Piazzale Roma alle sei del mattino.
Marta Meo