Nel buio di una nave

Ravenna, 13 marzo 1987

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Utente: taribo59
Sta in una tavola di Doonesbury e mi sembra un'ottima domanda: “Scrivere blog non è sostanzialmente una cosa da sfigati rosiconi semidisoccupati che non hanno abbastanza talento o sono troppo pigri per fare i giornalisti sul serio?”.

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sabato, 31 marzo 2007

 

copertina

Quei tredici picchettini

Nel buio di una nave

 

«Morire mentre si lavora: accade quotidianamente, ripetutamente, implacabilmente, in un paese ricco come l’Italia». Si apre così l’ultimo capitolo del nuovo libro del giornalista bolognese Rudi Ghedini, Nel buio di una nave, uscito in occasione del ventesimo anniversario del più grave incidente sul lavoro mai accaduto in Italia. Era il 13 marzo del 1987 quando tredici giovani, molti appena ventenni al loro primo giorno di lavoro senza nemmeno essere stati addestrati, morirono soffocati dentro la stiva della gasiera Elisabetta Montanari nel cantiere Mecnavi del porto di Ravenna. A causare la disgrazia fu la scintilla di una fiamma ossidrica che provocò un piccolo incendio che poi surriscaldò i rivestimenti dei serbatoi del combustibile, gocciolando sul fondo della stiva. Di mestiere facevano i picchettini, un termine di cui gli italiani non sapevano nulla e di cui vennero a conoscenza violentemente: sono pochissimi infatti i dizionari a contemplare la voce «picchettino», colui cioè che sulle navi si occupa delle pulizie della stiva, spesso all’interno di stretti e bui cunicoli in condizioni di scarsa sicurezza. Il vero dramma di quella oscura vicenda è forse quanto Ghedini riporta a pagina 22: «prima che la tragedia si consumasse, c’era ancora tempo per salvare, se non tutti, la maggioranza degli operai: ma la preoccupazione dei responsabili del cantiere, disse un avvocato di parte civile, “non fu quella di collaborare con i Vigili del Fuoco, ma correre a casa dei dipendenti per recuperare i loro libretti di lavoro e tentare di metterli in regola”». E a guardarci bene, in un paese come il nostro che conta la bellezza di 1.000 morti bianche all’anno, a distanza di due decenni, ben poco è cambiato. E i luoghi dell’insicurezza, dove in occasione dei controlli forse qualcuno mette in scena quella stessa corsa per regolarizzare i suoi muratori invisibili per il fisco, sono ancora i cantieri edili. Il lavoro nero lì c’è ancora, eccome se c’è, e come sempre non si vede. Mentre il caporalato promette quattro euro e ruba i sogni ai nuovi disperati, oggi in arrivo dall’Africa o dalla Romania, a bordo di furgoncini che li raccoglie di prima mattina da fermate improvvisate a pochi metri dalle loro baracche. Capita anche nella civilissima Bologna. Nessun libretto di lavoro, nessuna sicurezza, nessuna certificazione valida per l’ottenimento del permesso di soggiorno. Ghedini – che per la Bradipolibri aveva già pubblicato Andrea Pazienza. I segni di una resa invincibile – con Nel buio di una nave (10 euro) fa un lavoro da vero giornalista d’inchiesta.

 

Alessandra Testa, Il Domani, 27 marzo 2007

postato da: taribo59 alle ore 31/03/2007 08:03 | link | commenti
categorie: recensioni e commenti
giovedì, 29 marzo 2007

http://www.portoravennanews.com/index.php?option=com_content&task=view&id=261

... In occasione del ventennale dalla tragedia, è stato realizzato il libro “Nel buio di una nave”, curato dal giornalista Rudi Ghedini, che attraverso le carte processuali, le denunce dei sindacati, la ricostruzione della rapida ascesa della Mecnavi ripercorre le tappe di quella tragedia annunciata...

Questo libro, attraverso il terribile racconto di un dramma che ha toccato la nostra città e l’intera nazione, deve infatti ricordarci che il problema delle morti bianche è ancora drammaticamente irrisolto. E farci capire che i passi avanti fatti in tema di sicurezza – una sensibilità che la tragedia della Mecnavi ha tristemente contribuito ad accrescere – devono procedere ancora...

postato da: taribo59 alle ore 29/03/2007 08:56 | link | commenti
categorie: varie
lunedì, 26 marzo 2007

Lavoro, morire a 17 anni

"Aveva appena diciassette anni, Giuseppe Di Vincenzo. E' morto nella notte di mercoledì all'Ospedale Cardarelli di Napoli dove era stato portato in condizioni quasi disperate. Operaio giovanissimo, originario di Andria (Bari), Giuseppe si era infortunato sabato scorso in un cantiere edile a Corato (Bari). Stava facendo un collaudo all'impianto del gas, quando all'improvviso è stato completamente investito da una fiamma sprigionatasi dalla saldatrice. Il corpo in fiamme che corre all'impazzata, qualche collega che lo carica sulla propria autovettura e lo «abbandona» di fronte al vicino Pronto Soccorso, poi il traferimento d'urgenza a Napoli, quattro giorni di agonia, fino alla morte. Poco ancora si sa della vicenda, il cantiere è stato posto sotto sequestro e la Procura ha aperto un'inchiesta, iscrivendo nel registro degli indagati, come persone informate dei fatti, una donna e due uomini: Adele Sbisà, amministratrice dell'imponente complesso Corte Bracco dei Germani di Corato (dove Giuseppe stava lavorando) e Mauro Galeno e Nicola Nannola, titolari dell'impresa andriese «Termo In», dalla quale Giuseppe sembra fosse stato assunto un giorno prima dell'infortunio...".

Sara Farolfi, il manifesto, 23 marzo 2007:

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-Marzo-2007/art34.html

postato da: taribo59 alle ore 26/03/2007 08:28 | link | commenti
categorie: varie
sabato, 24 marzo 2007

copertinaOggi

ore 18.00

libreria Solea

Casalecchio di Reno

presentazione di

Massimo Vaggi

postato da: taribo59 alle ore 24/03/2007 10:09 | link | commenti
categorie: presentazioni
martedì, 20 marzo 2007

::diarioprevenzione magazine :: 2007 ::

Segnaliamo questo libro che rende un servizio importante alla memoria e alla conoscenza di una tragedia che poteva essere evitata.

http://www.diario-prevenzione.net/diarioprevenzione/html//modules.php?name=News&file=article&sid=1034

postato da: taribo59 alle ore 20/03/2007 16:13 | link | commenti
categorie: recensioni e commenti
lunedì, 19 marzo 2007

copertina

STORIA DI MORTI BIANCHE E SILENZIOSE

Matteo Marchesini

Corriere della Sera – Bologna

13 marzo 2007

 

Il 13 marzo 1987, nel cantiere della ditta Mecnavi al porto di Ravenna, 13 operai morirono asfissiati dentro una stiva. Fu il più grave incidente sul lavoro del dopoguerra. Un genere di sciagure che in Italia continua a mietere più di 1000 vittime l’anno, ma che si dimentica in fretta: come tutto ciò che l’immaginario collettivo considera “residuale”, perché non possiede più paradigmi entro cui interpretarne il significato. E i paradigmi caddero proprio nel decennio “da bere” che il bolognese Rudi Ghedini, testimone acuto dei costumi nazionali, evoca in questo reportage sul caso Mecnavi: un libro montato con una calibrata selezione di documenti, disegni, ricordi, secondo la tradizione che trova il suo modello in Enzensberger. Ghedini allinea seccamente i dati: caporalato, giovani mai addestrati chiusi tra doppifondi alti meno di un metro, imprenditori che conquistano il mercato ignorando la sicurezza, e falsificano post mortem i libretti di lavoro. Una vera storia dell’’87. Cioè del 2007.

postato da: taribo59 alle ore 19/03/2007 14:45 | link | commenti
categorie: recensioni e commenti
venerdì, 16 marzo 2007

Il presidente della Repubblica torna sulla sicurezza sui luoghi di lavoro
"E' un tema aperto e doloroso. Le imprese devono controllare"

Lavoro, il monito di Napolitano
"Basta morti bianche, il limite è intollerabile"

BOLOGNA - Basta morti bianche. "Si è raggiunto un limite intollerabile". E' forte il monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano contro i continui decessi di operai sul luogo di lavoro. "Occorrono leggi e controllo dello Stato ma soprattutto il controllo delle imprese, dei loro dirigenti, dei lavoratori e dei loro rappresentanti" continua Napolitano che torna su un tema che gli è molto caro, quello della sicurezza sul lavoro.

"La realtà del lavoro operaio ha rappresentato una parte importante della mia vita ed io non lo dimentico. Sono stato molto colpito dai diagrammi che mi sono stati mostrai sulla sicurezza. Questo è un tema terribilmente aperto e doloroso: l'incidenza degli infortuni ha raggiunto limiti intollerabili" insiste il presidente parlando agli operai della Ducati Motor di Bologna.

Nel percorso che lo ha portato dall'università alla Ducati Napolitano ha fermato il corteo delle auto per parlare alcuni minuti con gli operai in sciopero della Sabiem, azienda metalmeccanica bolognese in crisi. Alla vista del gruppo il Presidente ha fatto fermare l'auto, ha tirato giù il finestrino ed ha dialogato con i manifestanti. Poi è ripartito. (16 marzo 2007)
Questo è quello che sta scritto sul sito di Repubblica.
Il fatto strano è che c'ero anch'io, davanti a Napolitano, sotto i capannoni della Ducati.
postato da: taribo59 alle ore 16/03/2007 12:55 | link | commenti
categorie: varie
giovedì, 15 marzo 2007

Mecnavi

Sesto Potere.Com

http://www.sestopotere.com/index.ihtml?step=2&rifcat=110&Rid=112251

Rassegna.It

Epifani: Mecnavi, 13 operai morti due volte

“Morire in quel modo è stato come morire due volte, da soli e invisibili. Questo è il paradosso tragico e inaccettabile che questa vicenda ci consegna. Purtroppo non fu fatta piena giustizia: pene poche, risarcimenti tardivi, in Cassazione fu ricusata la partecipazione come parti civili delle organizzazioni sindacali”. Con queste parole il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha concluso oggi a Ravenna la cerimonia di commemorazione del ventesimo anniversario della tragedia della nave gasiera “Elisabetta Montanari”, avvenuta il 13 marzo del 1987, con la morte di 13 operai a causa di un incendio sviluppatosi nelle sue stive...

http://www.rassegna.it/2007/sicurezza/articoli/mecnavi.htm

Bologna 2000

“Attraverso parole e immagini - sottolineano Cgil, Cisl e Uil di Ravenna presentando la manifestazione - verrà rievocata una tragedia che non è cronaca del secolo scorso. Le nostre coscienze devono essere scosse anche dai dati del 2006, anno in cui 1250 persone hanno perso la vita sul lavoro e gli infortuni sono stati quasi un milione. Oggi come ieri la difesa dei lavoratori e la loro tutela sono il presupposto per la costruzione di una società giusta, in grado di rispettare la vita”.

http://www.bologna2000.com/modules.php?name=News&file=article&sid=51829

Ravenna Notizie.It

Ottocento persone assiepano il teatro Alighieri per ricordare le tredici vittime della Mecnavi. Tanto calore e commozione, mentre sul maxi schermo scorrono i nomi dei tredici operai morti: Filippo Argnani, Marcello Cacciatore, Alessandro Centioni, Gianni Cortini, Massimo Foschi, Marco Gaudenzi, Domenico Lapolla, Mohamed Mosad, Vincenzo Padua, Onofrio Piegari, Antonio Sansovini, Paolo Seconi. Poi le parole procunciate dall'allora arcivescovo, mons. Ersilio Tonini, nell'omelia funebre: 'Mai gli uomini devono essere ridotti come topi'...

http://www.ravennanotizie.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5940&Itemid=2

Mecnavi

postato da: taribo59 alle ore 15/03/2007 13:28 | link | commenti
categorie: presentazioni
mercoledì, 14 marzo 2007

 

 

 13 marzo 1987
La «lezione di Ravenna», vent'anni dopo
La strage della Mecnavi: 13 operai «morti come topi» sulla nave in manutenzione
Manuela Cartosio
Fu uno choc. Per il numero delle vittime, tredici, che ne fanno la più grande strage sul lavoro del dopoguerra in Italia. Per il luogo dove avvenne: Ravenna, città ricca, rossa e sindacalizzata. Per le condizioni di lavoro su cui squarciò il velo: ore di fatica nella pancia delle navi, stretti in cunicoli bui e senz'aria a raschiare, saldare, verniciare; assenza delle più elementari norme di sicurezza, dilagante presenza di subappalti e lavoro nero...

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Marzo-2007/art61.html

postato da: taribo59 alle ore 14/03/2007 08:07 | link | commenti
categorie: dalla stampa

MecnaviA vent’anni dalla tragedia consumata nei cantieri portuali della Mecnavi di Ravenna, nella quale persero la vita tredici operai che stavano lavorando alla manutenzione della nave Elisabetta Montanari, le Acli provinciali ricordano l’evento che scosse tutta la comunità nazionale e che ebbe una eco ed un cordoglio particolari.

“Il ricordo delle tredici vite, morte per soffocamento nelle stive della nave, - si legge nella nota diffusa dalla Presidenza delle Acli - non deve andare disgiunto dalla constatazione che, se pure molti provvedimenti sono nel frattempo intervenuti per migliorare la sicurezza, anche nel 2006 si sono registrate in Italia 1.250 vittime sui luoghi di lavoro e quasi un milione sono i lavoratori che hanno subìto infortuni più o meno gravi. Per questo le Acli chiedono a tutti coloro che hanno competenza e responsabilità in materia di sicurezza di operare affinché diventi effettiva la riduzione dei rischi sui luoghi di lavoro ed ai lavoratori ed alle loro organizzazioni di vigilare sul rispetto delle normative vigenti; un lavoro comune, poi, deve vedere coinvolte tutte le parti in causa per la promozione di una cultura e di un’etica della sicurezza sociale”
postato da: taribo59 alle ore 14/03/2007 07:49 | link | commenti
categorie: varie
martedì, 13 marzo 2007

Home Page

Infortuni sul lavoro: Art.21, i morti salgono a 203 dall’inizio dell’anno; esattamente 20 anni fa la strage di Mecnavi

http://www.articolo21.info/notizia.php?id=4650

http://www.articolo21.info/editoriale.php?id=2240

Mecnavi, ''Nel buio di una nave''

Quando tredici corpi senza vita vennero estratti dal ventre della nave gasiera Elisabetta Montanari, il 13 marzo 1987, nel cantiere Mecnavi, il più grande cantiere privato del porto di Ravenna e dell’intero Adriatico, prima i soccorritori e poi i giornalisti rimasero stupefatti dall’aspetto dei picchettini: facce annerite, maglioni pesanti infilati uno sopra l’altro, pantaloni di velluto spesso, passamontagna, giacca e pantaloni di tela cerata, lunghi stivali. Sui giornali del 14 marzo tutti scoprirono la parola picchettino e dovettero associarla a una tragedia.
Vent’anni dopo, resta il più spaventoso incidente sul lavoro del dopoguerra. Tredici morti, con una lunga catena di responsabilità: le vittime dipendevano da cinque aziende diverse, otto lavoravano in nero, tre non avevano ancora vent’anni, dodici erano picchettini, per qualcuno si trattava del primo giorno di lavoro.
Innescato dalla scintilla di una fiamma ossidrica, un piccolo incendio surriscaldò il rivestimento dei serbatoi del combustibile, gocciolando sul fondo della stiva. Si svilupparono ossido di carbonio e acido cianidrico. L’aria divenne presto irrespirabile. L’autopsia certificò la morte per edema polmonare causato da inspirazione di sostanze tossiche. Varie testimonianze convergono: si sentiva battere contro le pareti metalliche, gli intrappolati chiedevano aiuto, e continuarono a farlo per lunghi, interminabili minuti.
Anche se la percezione del pericolo fu pressoché immediata, le vittime non avevano scampo, non conoscevano l’ambiente di lavoro, non avevano ricevuto alcun addestramento. Quel lavoro non doveva presentare alcun margine di rischio. Impensabile si potesse ancora morire facendo le pulizie.
Forse “un’altra Mecnavi” oggi non sarebbe possibile; quella tragedia costrinse a rivedere le disposizioni per la sicurezza, si sono perfezionate le procedure di coordinamento fra i vari soggetti preposti al controllo e ridotti i casi di reperimento irregolare della manodopera. Ma l’Italia resta un Paese pericoloso per chi lavora. E agli incidenti, colpevolmente, si fa l’abitudine; ottengono scarsissimo rilievo sui mezzi di comunicazione. Non fanno notizia. Nei giornali, ammesso che se ne parli, si riducono a trafiletto nelle “brevi di cronaca”, immancabilmente chiusi con la formula di rito: “la procura ha aperto un’inchiesta”.
Si muore nei cantieri edili, nei campi, nelle fabbriche, nei laboratori artigianali. Ovunque vi siano appalti e prevalga la logica del massimo ribasso, è pressoché sicuro che si speculi sulle norme di sicurezza e sul lavoro irregolare. In molti cantieri è difficile capire chi lavora per chi. Fino a situazioni limite come quella riscontrata nell’ottobre 2006 in un grande cantiere autostradale, dove gli ispettori hanno identificato lavoratori dipendenti da 200 aziende diverse.
Alle rappresentanze sindacali compete l’onere di difendere l’integrità fisica e la dignità dei lavoratori, alzando il livello delle norme di sicurezza e pretendendo la loro concreta applicazione. Una cultura della prevenzione deve innanzitutto respingere l’obiezione che certi costi sarebbero insostenibili. È vero il contrario: il costo sociale della sicurezza è nettamente inferiore a quello provocato dagli incidenti. Per fortuna sembra stia svanendo l’ubriacatura per la flessibilità, sempre e comunque. Paradossale e perciò più significativa mi sembra la posizione assunta dalle agenzie di lavoro temporaneo, che hanno chiesto al governo un tavolo di concertazione fra tutte le agenzie di collocamento, nonché il blocco di nuove licenze. Il loro scopo è flessibilizzare al massimo il mercato del lavoro, ma intanto vorrebbero che il governo impedisse la nascita di nuovi competitori. La concorrenza più desiderabile riguarda sempre gli altri.
Accanto agli incidenti sul lavoro sopravvivono figure retoriche decisamente fuorvianti: quante volte ci è capitato di sentire la parola strage associata a fatalità? Nel caso Mecnavi, ciò che è accaduto si presenta come una profonda, intollerabile, odiosa ingiustizia. Con una lunga serie di colpevoli: gli imprenditori, i subappaltatori, chi rilasciò le autorizzazioni, chi non vigilò come avrebbe dovuto.
Ho potuto verificarlo in varie circostanze: la parola Mecnavi fa scattare qualche vago ricordo, ma il più delle volte rientra fra i suoni insignificanti, rimanda a avvenimenti ormai espulsi dalla memoria collettiva. Mi è stato fatto notare come, a paragone con Seveso o l’alluvione di Firenze, la tragedia di Ravenna sia poco conosciuta anche per la scarsità di notizie reperibili su Internet. L’intenzione politica del mio libro è far capire che non siamo di fronte a una storia locale, lontana nel tempo, anacronistica, che riguarda solo quei lavoratori, le loro famiglie e i loro amici, ma che questa storia ci appartiene e mantiene una terribile attualità. Rileggendo i documenti dell’epoca, gli atti processuali, alcune ottime inchieste giornalistiche, mi è tornata alla mente una frase di Walter Benjamin: “È come se fossimo privati di una facoltà che sembrava inalienabile, la più certa e sicura di tutte: la capacità di scambiare esperienze”. Un po’ della crisi della politica, mi sono convinto stia anche in questo.

*Nel buio di una nave
Rudi Ghedini
Bradipolibri, 2007, 112 pagine, 10 euro

postato da: taribo59 alle ore 13/03/2007 15:01 | link | commenti
categorie: dalla stampa, il libro

Nel ventennale della tragedia della Mecnavi: oggi a Ravenna

Una tragedia che non si deve dimenticare. Cgil, Cisl e Uil di Ravenna si preparano a ricordare il ventennale della tragedia della Mecnavi.

Era il 13 marzo del 1987, quando 13 lavoratori morirono, nel porto di Ravenna, nella stiva della Elisabetta Montanari. A distanza di 20 anni, Cgil, Cisl e Uil di Ravenna, con il supporto delle istituzioni locali, ricorderanno la tragedia attraverso un convegno in programma al Teatro Alighieri, un libro, curato dal giornalista Rudi Ghedini, e un filmato, frutto della collaborazione tra Ghedini e Nello Ferrieri.

Saranno presenti i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil – Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti - il ministro del Lavoro Cesare Damiano e il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani.

postato da: taribo59 alle ore 13/03/2007 06:49 | link | commenti
categorie: varie, presentazioni
lunedì, 12 marzo 2007

copertinaIntervistato da OneMoreBlog

di Marta Meo

http://www.onemoreblog.it/archives/014736.html

MM: Rudi, in questi giorni è uscito il tuo libro, dieci anni di lavoro per non dimenticare l'orrore di un incidente che appare, se possibile, ancor più tragico proprio perché avvenuto nella circostanza più incredibile, con la nave ferma in porto.
RG: La nave era stata affidata al cantiere Mecnavi, il più grande cantiere privato dell'Adriatico. Sulla nave venivano effettuati lavori di carpenteria e di pulizia: alcune lamiere del doppiofondo, destinato a ospitare il combustibile, presentavano un avanzato stato di corrosione e dovevano essere sostituite. Contemporaneamente, i cosiddetti “picchettini” rimuovevano la sporcizia accumulata nelle stive, sotto i serbatoi; usavano stracci, palette, spazzole e raschietti per rimuovere la ruggine e i residui di combustibile; ancora oggi, si lavora così. La cronaca della catastrofe è simile a una reazione a catena: innescato dalla scintilla di una fiamma ossidrica, un piccolo incendio surriscaldò il rivestimento dei serbatoi di combustibile, che gocciolò sul fondo della stiva e prese fuoco a sua volta. Dalla combustione si svilupparono ossido di carbonio e acido cianidrico. L'aria divenne presto irrespirabile. L'autopsia certificò la morte per edema polmonare causato da inspirazione di sostanze tossiche, dopo una lunghissima agonia. Morirono “come topi”, disse il cardinale Tonini.
Una tale sproporzione fra la causa scatenante e gli effetti appare quasi inconcepibile. Invece, divenne presto chiaro che si trattava di una “tragedia annunciata”, si scoprirono situazioni conosciute da pochi: la piaga del lavoro nero, il caporalato, il disprezzo delle più elementari norme di sicurezza, l'arroganza di imprenditori - i fratelli Arienti - che non tolleravano il sindacato nella loro azienda...

postato da: taribo59 alle ore 12/03/2007 16:43 | link | commenti
categorie: recensioni e commenti
sabato, 10 marzo 2007

postato da: taribo59 alle ore 10/03/2007 18:09 | link | commenti
categorie: presentazioni
mercoledì, 07 marzo 2007

copertinaPiove sul bagnato

Lo stampatore ha sbagliato a stampare e la fretta ha impedito di verificare: il risultato è che una buona parte delle copie del libro risultano difettose.

Il testo c'è tutto, ma dopo pagina 66 ci sono 4 pagine di troppo, e dopo pagina 70, di nuovo altre 4 facciate ripetute. E' già in corso la ristampa.

Di solito non uso la categoria della sfortuna, ma di solito non sono così demoralizzato.

postato da: taribo59 alle ore 07/03/2007 11:23 | link | commenti
categorie: varie
lunedì, 05 marzo 2007

Commemorazione tragedia Mecnavi

Sono passati venti anni, ma leggendo la cronaca della tragedia Mecnavi non è possibile sfuggire all'emozione e alla rabbia. L'emozione per la perdita di quelle tredici vite, la rabbia perché la loro morte poteva essere evitata. La tragedia di quel 13 marzo non deve essere dimenticata, il tempo non può cancellarla. A distanza di 20 anni, Cgil, Cisl e Uil di Ravenna, con il supporto e la collaborazione delle istituzioni locali, hanno deciso di ricordare quei giorni con un convegno, un libro, curato dal giornalista Rudi Ghedini, e un filmato, frutto della collaborazione tra Ghedini e Nello Ferrieri. Attraverso parole e immagini verrà rievocata una tragedia che non è cronaca del secolo scorso. Le nostre coscienze devono essere scosse anche dai dati del 2006, anno in cui 1.250 persone hanno perso la vita sul lavoro e gli infortuni sono stati quasi un milione. Oggi, come ieri, la difesa dei lavoratori e la loro tutela sono il presupposto per la costruzione di una società giusta, in grado di rispettare la vita.

Ravenna 13 marzo 2007 ore 9.30 Piazza del Popolo - ore 10.00 Teatro Alighieri

http://www.comune.ravenna.it/pagine/index.php?t=news&ref=6&id=745

postato da: taribo59 alle ore 05/03/2007 18:09 | link | commenti
categorie: presentazioni

copertinaLunedì 12 marzo, ore 20.30

Bertinoro

Centro Universitario

presentazione del libro

insieme a Nevio Zaccareli (sindaco di Bertinoro), Massimo Bulbi (presidente della Provincia di Forlì-Cesena), Enzo Santolini (segretario Cgil FC).

postato da: taribo59 alle ore 05/03/2007 15:42 | link | commenti
categorie: presentazioni
sabato, 03 marzo 2007

Il primo commento è di un amico e il paragone con Truman Capote mi costringerà a pagargli almeno un gelato.

http://www.claudiocaprara.it/?id_blogdoc=1388039

postato da: taribo59 alle ore 03/03/2007 14:59 | link | commenti
categorie: recensioni e commenti
venerdì, 02 marzo 2007

Eccolo.

In quarta di copertina

Il più grave incidente sul lavoro del dopoguerra è avvenuto il 13 marzo 1987 nel cantiere Mecnavi del porto di Ravenna: tredici operai morirono soffocati dentro la stiva di una nave. Una morte atroce, con una lunga catena di responsabilità: le vittime dipendevano da cinque aziende diverse, otto lavoravano in nero, tre non avevano ancora vent’anni, per qualcuno si trattava del primo giorno di lavoro.

Innescato dalla scintilla di una fiamma ossidrica, un piccolo incendio surriscaldò il rivestimento dei serbatoi del combustibile, gocciolando sul fondo della stiva. Si svilupparono ossido di carbonio, isocianati, acido cianidrico. L’aria divenne presto irrespirabile. L’autopsia certificò la morte per edema polmonare causato da inspirazione di sostanze tossiche. Varie testimonianze convergono: si sentiva battere contro le pareti metalliche, gli intrappolati chiedevano aiuto, e continuarono a farlo per lunghi, interminabili minuti.

Anche se la percezione del pericolo fu pressoché immediata, le vittime non avevano scampo, non conoscevano l’ambiente di lavoro, non avevano ricevuto alcun addestramento. Quel lavoro non doveva presentare alcun margine di rischio. Impensabile si potesse ancora morire facendo le pulizie.

postato da: taribo59 alle ore 02/03/2007 13:46 | link | commenti
categorie: il libro

 

 

 

Prima ancora che il libro esca, il settimanale Carta mi ha offerto la possibilità di farlo conoscere.

postato da: taribo59 alle ore 02/03/2007 09:19 | link | commenti
categorie: dalla stampa