Nel buio di una nave

Ravenna, 13 marzo 1987

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Utente: taribo59
Sta in una tavola di Doonesbury e mi sembra un'ottima domanda: “Scrivere blog non è sostanzialmente una cosa da sfigati rosiconi semidisoccupati che non hanno abbastanza talento o sono troppo pigri per fare i giornalisti sul serio?”.

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sabato, 24 gennaio 2009

La scena del crimine

Porto di La Spezia: la scena del crimineUn lavoratore è rimasto ucciso al molo Garibaldi del porto di La Spezia, mercoledì scorso. Si chiamava Giuliano Fenelli, è stato investito da un grosso carrello in retromarcia, in un'area riasfaltata da poco e ancora priva di segnaletica. I sindacati confederali hanno indetto uno sciopero di 24 ore in tutti i porti italiani, che si è svolto giovedì con una larga partecipazione.

 

All’ennesima morte, corrisponde l’ennesima denuncia dei sindacati per “interventi mai attuati, livelli occupazionali ridotti, ritmi forsennati, insufficiente formazione preventiva e continua e il numero eccessivo in certi porti di imprese autorizzate che aumentano il rischio di interferenza”.

 

Aveva 50 anni e un figlio di 14, Giuliano Fenelli. Non era inesperto, non era distratto; lavorava come operaio per la ditta che lo scorso novembre, dopo una lunga vicenda giudiziaria, aveva acquisito i lavoratori della vecchia Compagnia portuale. Secondo le testimonianze dei colleghi, Fenelli stava camminando e parlando al cellulare, per stabilire con gli uffici quali “coins” doveva movimentare (i “coins” sono grandi rotoli di alluminio del peso di qualche tonnellata). Non si è accorto di trovarsi sulla traiettoria di un carrello in retromarcia ed è stato travolto.

 

Nella quotidiana carneficina di lavoratori, quelli che muoiono nei porti continuano a suscitarmi una maggiore impressione.

postato da: taribo59 alle ore 24/01/2009 09:51 | link | commenti
categorie: varie
martedì, 14 ottobre 2008

Ho scoperto solo oggi un lungo post che parla della tragedia del 13 marzo 1987 a Ravenna. L'ha pubblicato sul suo blog Enrico Di Giacomo, titolare di un'agenzia fotogiornalistica registrata presso il Tribunale di Messina. Si tratta di una lettura lunga e impegnativa, ma ne vale la pena.

"...Di Ravenna sapevo altre cose, tutte a dir poco edificanti, conoscevo la città d’arte e i mosaici, la tomba di Dante, visitata insieme alle mie figlie, ma poco o niente di questa marina lontana che vedi alla fine di una grande pianura dove le auto parcheggiate hanno le targhe di molti paesi, come gli operai che lavorano qua dentro, quasi tutti stranieri o del Sud dell’Italia, tanto che a osservarlo da vicino sembra il parcheggio di un aeroporto internazionale. Di questa brutta storia però c’è un libro importante, scritto con passione civile da Rudi Ghedini, Nel buio di una nave (Bradipolibri, 2007), dal quale non si può prescindere, scatola nera di una delle pagine più terribili di storia italiana, libro indispensabile per capire quello che è successo, una ricerca sul campo che poi ha originato anche un documentario di rara forza espressiva...". http://www.enricodigiacomo.it/?p=714#comment-1406

postato da: taribo59 alle ore 14/10/2008 12:28 | link | commenti
categorie: recensioni e commenti
venerdì, 10 ottobre 2008

Mecnavi, il fumetto di Leonardo Guardigli

Komikazen, Ravenna

KOMIKAZEN

4° festival internazionale del fumetto di realtà

Ravenna 10-11 ottobre 2008

 

Ravenna diventa nuovamente il centro del fumetto di realtà e di sperimentazione con il festival Komikazen. Due giorni di mostre, incontri e workshop con performance finale in occasione della notte d'oro a Ravenna.

Il Centro Fumetto "Andrea Pazienza" patrocina anche quest'anno l'iniziativa e presenterà “Mecnavi”, di Leonardo Guardigli, che ha vinto a pari merito con Marino Neri la scorsa edizione del premio Komikazen.

 

Venerdì 10 Ottobre 2008, ore 18,30

"Barnum" - via Magazzini Posteriori, Ravenna

Presentazione del libro, intervengono: Elettra Stamboulis, Rudi Ghedini, Michele Ginevra e Leonardo Guardigli.Leonardo Guardigli, Mecnavi

http://mecnavi.jimdo.com/il_libro.php

postato da: taribo59 alle ore 10/10/2008 07:33 | link | commenti
categorie: presentazioni
giovedì, 02 ottobre 2008

Martedì, 26 febbraio 2008, Fiom Notizie

NEL BUIO DI UNA NAVE (Ravenna, 13 marzo 1987)

copertina

La sera del 5 dicembre scorso, ad una iniziativa pubblica sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ho acquistato questo libro che indigna e tocca nervi scoperti per noi lavoratori e sindacalisti.

In molti forse non ricorderanno, ma il 13 marzo 1987, nel cantiere Mecnavi del porto di Ravenna, in seguito ad un piccolo incendio che sprigionò sostanze altamente tossiche, morirono soffocati tredici operai mentre effettuavano delle pulizie nella stiva dell’Elisabetta Montanari, in quello che a tutt’oggi resta il più grave incidente sul lavoro del dopoguerra.

In occasione del ventennale dell’incidente Rudi Ghedini, giornalista e scrittore bolognese, ha pubblicato il libro “Nel buio di una nave” che ripercorre le varie fasi della tragedia analizzando la lunga catena di responsabilità che portarono a morire in modo così atroce 13 persone, di cui tre non avevano ancora vent’anni, nella regione più sindacalizzata d’Italia; lo fa con il suo stile chiaro, unendo ai propri dolorosi ricordi dell’epoca testimonianze e stralci di atti processuali.

Durante la ristrutturazione della nave non vennero rispettate le più banali norme di sicurezza: mentre le vittime ripulivano da sostanze altamente infiammabili il doppiofondo sottostante i serbatoi per il trasporto di gpl, sopra di loro altri operai tagliavano e saldavano lamiere utilizzando la fiamma ossidrica, attività assolutamente incompatibili tra loro; se si aggiunge a questo che il sistema antincendio era fuori uso da alcuni giorni, non erano presenti estintori, non esisteva un piano di evacuazione in caso d’incidente, gli operai presenti non conoscevano il loro ambiente di lavoro e non avevano nessun tipo di formazione, si può affermare che furono praticamente condannati a morte. Le tredici vittime erano dipendenti di cinque aziende diverse, alcuni al loro primo giorno di lavoro e visto che otto di questi lavoravano in nero, nei primi drammatici momenti i responsabili dei cantieri, invece di collaborare con i vigili del fuoco, si preoccuparono di mandare a prendere i libretti di lavoro a casa degli ignari parenti per tentare di metterli in regola. Ghedini lascia trapelare una grande e contagiosa amarezza, oltre al dolore per quanto accadde, perché a tutt’oggi i colpevoli restano pressoché impuniti.

Tra pochi giorni saranno passati ventun’anni e la sera del 5 dicembre mi chiedevo quanto lavoro bisogna ancora fare per applicare la 626 e migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro. La mattina seguente ho appreso del primo morto alla Thyssen-Krupp di Torino.

Recensione di Elena Pederzini (delegata Fiom-Cgil CMP elettronica)

postato da: taribo59 alle ore 02/10/2008 11:44 | link | commenti
categorie: recensioni e commenti

La fabbrica dei tedeschi, Mimmo Calopresti (7) - n. 36

La fabbrica dei tedeschi

Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi sono morti in modo atroce nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, all’interno dello stabilimento torinese della Thyssen-Krupp.

Un incidente sul lavoro, ancora più assurdo perché avvenuto in una fabbrica che stava per chiudere.

Un monumento al cinismo dei nostri tempi, alla svalorizzazione del lavoro e della vita umana.

Uno dei tanti esempi di come sia facile sfuggire alle leggi che dovrebbero regolare il mercato del lavoro.

Una tragedia che incide un marchio indelebile sull’inconcludente esperienza di governo del centro-sinistra e sulla progressiva irrilevanza del sindacato.

 

Calopresti affronta la vicenda con uno sguardo obliquo: né semplice documentario, né film di finzione. Lo scopo è quello di raggiungere un pubblico vasto, non raffreddando l’emozione. L’obiettivo è raggiunto sia all’inizio, con le immagini dei funerali, sia alla fine, con l’audio della telefonata al 118 di un operaio, il primo a rendersi conto dell'orrore che stava devastando la Linea 5. Meno riuscita la parte centrale, quella delle interviste ai parenti delle vittime (ripresi spesso in primissimo piano), anche se non mancano i momenti che stringono il cuore.

“Giuseppe me lo aveva detto qualche giorno prima di morire - racconta la mamma di uno dei ragazzi - «Ci hanno abbandonato a noi stessi, non c’è più sicurezza». Avrei dovuto capirlo in quel momento, che in quella fabbrica non doveva andarci più”.

 

Ho trovato interessante l’uso di attori per introdurre ai fatti: da Valeria Golino a Monica Guerritore, da Luca Lionello a Silvio Orlando, per pochi minuti in bianco e nero si respira un’aria da “cinema cinema”, entrando nell’intimità di queste sette famiglie distrutte.

Per me, dopo aver scritto la ricostruzione del’incidente sul lavoro alla Mecnavi di Ravenna – 13 morti nella stiva, il 13 marzo 1987 – scoprire che si può ancora morire perché gli estintori non funzionano, è qualcosa di insostenibile.

Alla fine, la rabbia prevale sul dolore. Ma il valore esemplare di questo film (per cui tendo a minimizzare ogni impulso critico, per certi compiacimenti stilistici, fra cui l’eccessiva presenza in scena del regista) è la capacità di restituire i piccoli sogni delle vittime, quasi tutti molto giovani, spesso con l’orecchino, ancora più spesso con la speranza di aprire un bar o un piccolo ristorante, facendo straordinari su straordinari, disponibili a turni massacranti nell’attesa di una vita migliore.

 

La fabbrica dei tedeschi

postato da: taribo59 alle ore 02/10/2008 11:39 | link | commenti
categorie: varie
venerdì, 02 maggio 2008

Fiera del Libro di Torino

VI Padiglione, domenica 11 maggio ore 11.15

2008: anno della sicurezza nei luoghi di lavoro

 

Bradipo Editore presenta:

Ci fermavamo sempre al bottegone, di Enzo Biagioni

Nel buio di una nave, di Rudi Ghedini

All’incrocio tra Bhopal e Marghera, di Serena Martinelli

 

Interverranno: Giuseppe Castronovo e Michele Coppola, presidente e vicepresidente del Consiglio comunale, e Tom Dealessandri, vicesindaco e assessore al Lavoro

Il VI Padiglione si trova nell’area pedonale “Grattacielo Lancia “ (Via Caraglio)

postato da: taribo59 alle ore 02/05/2008 14:37 | link | commenti
categorie: presentazioni
lunedì, 28 aprile 2008

copertinaTorino, 11 maggio

Nella mattinata di domenica 11 maggio, nell'ambito della Fiera del libro di Torino, dovrei essere fra gli ospiti di un incontro sugli incidenti sul lavoro.

Appena ne so di più, lo scrivo. 

postato da: taribo59 alle ore 28/04/2008 15:50 | link | commenti
categorie: presentazioni

La lana della salamandra

Giampiero Rossi, milanese e interista nonché giornalista de L'Unità, ha scritto un piccolo libro che dovreste proprio procurarvi. Parla di amianto e di morti sul lavoro, nella forma atroce delle malattie professionali. Parla di Casale Monferrato dove, nello stabilimento della Eternit, si è consumata una strage.

Una credenza popolare diceva che l'amianto fosse la "lana della salamandra", l'animale che poteva sfidare il fuoco senza danno. Eternit è il nome di una miscela di amianto e cemento, brevettata nel 1901 da un austriaco, Ludwig Hatschek. Dal 1907 si produce "eternit" nello stabilimento di Casale Monferrato, nel 1947 l'Inail riconosce per la prima volta un caso di asbestosi come malattia profesionale, nel 1986 avviene il fallimento e la chiusura dello stabilimento, nel 2007 la Procura di Torino ha concluso le indagini per disastro ambientale doloso nei confronti della proprietà dello stabilimento.

Il libro lo trovate solo in edicola, come allegato gratuito a L'Unità.

postato da: taribo59 alle ore 28/04/2008 15:46 | link | commenti
categorie: varie
mercoledì, 09 aprile 2008

Siccome è finita la lotta di classe...

A proposito del fatto che la lotta di classe è ormai superata, che imprenditori e dipendenti sono tutti sulla stessa barca, eccetera, ieri si è scoperto che la Thyssen-Krupp fa firmare ai propri dipendenti un “verbale di conciliazione” nel quale è indicata, insieme alla buonuscita che incasserà il lavoratore, l’esplicita rinuncia a risarcimenti per danni presenti e futuri.

In questo verbale vengono citati tre articoli del codice civile, quelli che parlano del danno ingiusto, del danno morale (che si può chiedere solo in caso di reato commesso dall'azienda) e della messa a repentaglio dell'integrità fisica dei lavoratori. Esattamente le ipotesi di reato previste nella richiesta di rinvio a giudizio dei vertici Thyssen, firmata dal procuratore Guariniello, dopo la strage del 6 dicembre.

 

Il lavoratore, come sempre, è liberissimo: può accettare la buonuscita e rinunciare a chiedere giustizia in tribunale, oppure pretendere giustizia, ma così perde l’incentivo (circa trentamila euro).

 

“Quello della Thyssen è un ulteriore esempio di arroganza” ha detto il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, a Torino per l'assemblea nazionale dei delegati della sicurezza. La Fiom ha invitato i dipendenti dell'acciaieria “a non firmare un testo che rischia di mettere in discussione la possibilità di presentarsi in aula”. L'azienda replica che il modulo “è identico da anni” e le clausole oggetto della polemica “sono da tempo riportate nei verbali di conciliazione sindacale”; alla Thyssen non sfuggono “gli aspetti umani” della vicenda e perciò mette in guardia da “ogni lettura assolutamente non voluta delle clausole”.

postato da: taribo59 alle ore 09/04/2008 13:42 | link | commenti
categorie: varie
mercoledì, 02 aprile 2008

In Zona Cesarini, il governo Prodi ha compiuto l’atto più significativo dei suoi due ani di vita: il Consiglio dei ministri ha finalmente approvato il Decreto legislativo sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in attuazione del Testo unico, dopo un iter lungo e difficile, condizionato dal no di Confindustria al nuovo apparato sanzionatorio.

 

Si tratta di una riforma attesa da anni, di grande valore civile: i provvedimenti ridisegnano il quadro dei diritti dei lavoratori, incidendo sulla diffusione della cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla costruzione di una coscienza collettiva fondata sul rispetto delle regole.

La prima novità riguarda l’estensione a tutte le prestazioni lavorative delle direttive sulla sicurezza: viene sancito il principio in base al quale il lavoratore deve essere tutelato in quanto tale, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda in cui opera, dal sesso e dalla nazionalità.

Viene introdotto il libretto sul rischio sanitario, è rafforzato il rapporto tra luogo di lavoro e Asl. Si prevedono sanzioni, che possono arrivare fino all’arresto, per quei datori di lavoro che non rispettino gli obblighi sulla sicurezza (proprio queste misure sono state contestate da Confindustria e da altre associazioni imprenditoriali). In caso di incidenti mortali, quando vengano riscontrate responsabilità da parte dell’azienda, sono previste sanzioni amministrative fino a 1,5 milioni di euro con la sospensione dell’attività; possono scattare, inoltre, l’interdizione alla collaborazione con la pubblica amministrazione e la possibilità di partecipare a gare d’asta e ad appalti pubblici.

 

Cgil, Cisl e Uil hanno espresso soddisfazione per l’estensione della tutela dei lavoratori delle piccole e piccolissime imprese attraverso il Fondo per il sostegno ai rappresentanti territoriali per la sicurezza, che costituiscono uno strumento essenziale per la prevenzione nelle imprese in cui maggiormente avvengono infortuni mortali e gravi, e per il finanziamento del programma straordinario di formazione sulle nuove norme.

postato da: taribo59 alle ore 02/04/2008 10:32 | link | commenti
categorie: varie
domenica, 24 febbraio 2008

domenica, 24 febbraio 2008

Funerali Thyssen Krupp

Omicidio volontario

Sette operai della ThyssenKrupp sono morti per un incidente avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. I loro nomi sono Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe De Masi, l’ultimo a morire, lo scorso 30 dicembre.

L’ipotesi di reato configurata dai PM torinesi (Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso) è inedita, mai vista prima nei processi per gli incidenti sul lavoro: omicidio volontario. Questo reato sembra sia contestato solo a uno degli indagati, l’amministratore delegato (AD) del gruppo in Italia, Harald Espenhahn, mentre per altri 5 indagati ci si limita al classico omicidio colposo. A tutti e 6 è contestata l'omissione dolosa di cautele antinfortunistiche aggravata.

 

La Procura ha ascoltato gli operai superstiti, i dirigenti locali, i vigili del fuoco, e la Procura ha mantenuto l’impegno a chiudere l’indagine in tempi rapidi.

Fin dall’inizio è stato chiaro che la decisione del gruppo di abbandonare lo stabilimento torinese per trasferire a Terni l’intera produzione italiana aveva comportato una crescente "distrazione" nei confronti di quella fabbrica: niente lavori per installare nuovi impianti di sicurezza, scarsa attenzione alla manutenzione.

In una perquisizione nella sede di Terni, è stato trovato un documento in cui l’AD del gruppo informava la sede centrale in Germania che "gli operai fanno gli eroi in tv", rievocando gli anni di piombo, per spiegare che il clima in Italia è ostile nei confronti dell’azienda.

Dalle testimonianze dei dirigenti dell’Asl si apprende che alla Thyssen di Torino erano state contestate ben 116 violazioni alle norme di sicurezza. Dall'inchiesta sono emersi i pecedenti: due incendi nelle fabbriche del gruppo, uno a Torino nel 2003, l’altro in Germania, che pur senza fare vittime avrebbero dovuto allarmare i vertici della multinazionale. Ad allarmarsi, invece, sono state solo le compagnie assicurative, che elevarono da 30 a 100 milioni la franchigia, proprio perché Torino non si era ancora dotata dei dispositivi di sicurezza già in uso a Terni, come lo spegnimento automatico degli incendi.

Entro l’estate verrà depositata la richiesta di rinvio a giudizio. La domanda di verità e giustizia, oggi, è molto alta. Ma i tempi della giustizia e i troppi precedenti di impunità per i responsabili di gravissimi incidenti sul lavoro, mi rendono scettico sull'esito dei processi.

postato da: taribo59 alle ore 24/02/2008 10:33 | link | commenti
categorie: dalla stampa
mercoledì, 06 febbraio 2008

Un morto ogni sette ore

“Un morto ogni sette ore”: il titolo è venuto facile, pressoché identico su tutti i giornali.

Ogni anno sono oltre 1400 i morti ufficiali, di cui 300 per malattie professionali; altissima è l’incidenza sugli immigrati, l'Italia continua a essere il paese con il maggior numero di vittime sul lavoro in Europa. Il numero delle "morti bianche" diminuisce meno che nel resto d'Europa; nel periodo compreso tra il 1995 e il 2004, al meno 25,5% dell’Italia corrisponde una flessione media europea del 29,4%.

L'Inail stima anche che ci siano almeno 200.000 infortuni non denunciati (lavoro nero).

Si stima che il costo imputabile direttamente agli infortuni superi i 40 miliardi di euro annui, a cui si aggiungono 6,8 miliardi per spese dovute alle malattie professionali.

Sono questi alcuni dei risultati resi noti nel secondo rapporto sulla ''Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapliccate e diritti negati',' presentato dall'Anmil, Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.

 

La rinnovata consapevolezza della gravità del fenomeno sembra non essere riuscita a produrre ancora una significativa inversione di tendenza. Gli autori del rapporto sottolineano come a cinque mesi dall'entrata in vigore della legge 123/07, che ha stabilito nuove norme in materia di sicurezza sul lavoro, i coordinamenti provinciali delle attività ispettive stanno muovendo i primi passi, mentre il personale impegnato nella prevenzione infortuni, al ritmo attuale, impiegherebbe 23 anni a controllare tutte le aziende. L'Anmil inoltre sottolinea anche come si intervenga quasi sempre a incidente avvenuto e quasi mai a livello di prevenzione.

 

Tra i rimedi indicati dall'Anmil ci sono un maggiore investimento sulle attività di prevenzione e controllo, l'introduzione di sanzioni adeguate alla gravità ed alle conseguenze dei comportamenti, l'organizzazione di un apparato amministrativo e giudiziario che assicuri l'applicazione certa e rapida delle sanzioni e la promozione di iniziative informative, formative e culturali che sviluppino nel medio periodo una maggiore attenzione alla prevenzione.

postato da: taribo59 alle ore 06/02/2008 11:06 | link | commenti
categorie: varie
sabato, 19 gennaio 2008

Il primo maggio 2007 ero a Venezia, a Campo San Barnaba, per un'iniziativa pubblica sul tema della sicurezza sul lavoro. Si parlò anche di Porto Marghera, dove è appena avvenuta una tragedia terribilmente simile a quella che si verificò nel porto di Ravenna vent'anni prima (il mio libro era appena uscito).

Venezia 1 maggio

Il 13 marzo 1987 tredici lavoratori persero la vita soffocati nella stiva della gasiera Elisabetta Montanari all’interno del cantiere Mecnavi, all’epoca il più grande cantiere privato sul mare Adriatico. Innescato dalla scintilla di una fiamma ossidrica, un piccolo incendio surriscaldò il rivestimento dei serbatoi di combustibile, che gocciolò sul fondo della stiva e prese fuoco a sua volta. Dalla combustione si svilupparono ossido di carbonio e acido cianidrico. L’aria divenne presto irrespirabile. L’autopsia certificò la morte per edema polmonare causato da inspirazione di sostanze tossiche, dopo una lunghissima agonia.

Nel libro ho cercato di ricostruire la vicenda e il contesto storico, i lunghissimi passaggi processuali (cinque processi penali, sedici anni per arrivare ai risarcimenti alle famiglie), cosa è cambiato e come si possa ancora morire di lavoro, oggi. Volevo contrastare la più subdola fra le figure retoriche solitamente accostate agli incidenti sul lavoro: quante volte ci è capitato di sentire la parola strage associata a fatalità? Invece, ciò che è accaduto si presenta come un'evidente, intollerabile, odiosa ingiustizia. Con una lunga serie di colpevoli: imprenditori, subappaltatori, chi rilasciò le autorizzazioni, chi non vigilò come avrebbe dovuto.

È raro trovare una concentrazione di cause simile a quella che si determinò nel cantiere Mecnavi, ma in ogni infortunio sul lavoro si ritrovano alcuni fra gli elementi di quella tragedia: lavoro nero, caporalato, imprenditori che non tollerano il sindacato nella loro azienda, colpevoli risparmi sulle norme di sicurezza, mancato addestramento del personale, omissione dei sistemi anti-infortunistici, un’organizzazione del lavoro finalizzata al massimo profitto nel più breve tempo possibile.

postato da: taribo59 alle ore 19/01/2008 17:39 | link | commenti
categorie: presentazioni, il libro
venerdì, 04 gennaio 2008

2007, la foto dell'anno

postato da: taribo59 alle ore 04/01/2008 13:17 | link | commenti
categorie: varie
mercoledì, 19 dicembre 2007

18 dicembre: la solita media del 4

 

operaiA Valenza (AL) è rimasto ucciso un operaio che prestava servizio come capo-turno; l'incidente si è verificato in una fornace per la produzione di tegole. Sembra che l'uomo sia rimasto schiacciato fra due grossi carrelli per il trasporto dei prodotti.

 

A Jesolo (VE) è morto un operaio di 55 anni, travolto da alcune travi. Era dipendente di una società di costruzioni, impiegata nel recupero e restauro di alcuni capannoni dell'Arsenale di Venezia.

 

Un operaio di 22 anni della provincia di Frosinone, ha perso la vita mentre stava lavorando alla realizzazione della rete fognaria a Cecchina, nella provincia di Roma. Dipendente di una ditta in appalto, l'operaio è deceduto a causa delle ferite riportate mentre scaricava dei grossi tubi.

 

Tragedia anche alla Fiat di Melfi: un operaio, dipendente di una ditta esterna, stava pulendo un macchinario dai residui della produzione, quando è rimasto schiacciato dalla stessa apparecchiatura.

Purtroppo La Repubblica ha esaurito il suo cordoglio con la vicenda Thyssen-Krupp.

postato da: taribo59 alle ore 19/12/2007 09:06 | link | commenti
categorie: varie
venerdì, 07 dicembre 2007

<B>"Erano torce di fuoco, ho visto l'inferno"<br>Chiusi i cancelli all'acciaieria, lunedì sciopero</B> Torino, Italia

È morto il secondo operaio coinvolto nel disastro dell’acciaieria ThyssenKrupp di Torino; altri cinque operai sono gravissimi.

 

La ThyssenKrupp aveva deciso a luglio di chiudere la fabbrica torinese e di concentrare tutta l'attività produttiva nello stabilimento di Terni, ma ancora sono al lavoro circa 200 dipendenti. Proprio in questo periodo la linea 5, dove è avvenuto l'incidente, aveva avuto un'intensificazione del ritmo di lavoro e l'azienda aveva deciso di mantenerla attiva fino a giugno. Alcuni lavoratori coinvolti nell'incendio erano in straordinario da quattro ore, cioè lavoravano da 12 ore consecutive.

 

"Le fiamme ci hanno investito, sembrava un'onda del mare, ma anziché acqua era fuoco. Se chiudo gli occhi vedo ancora le facce dei miei colleghi. Erano torce di fuoco: era come l'inferno. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti".

 

"Gli idranti erano rotti. Tre estintori su cinque erano vuoti. Il liquido mi arrivava in faccia anziché andare sulle fiamme".

postato da: taribo59 alle ore 07/12/2007 11:20 | link | commenti
categorie: varie
martedì, 27 novembre 2007

copertinaZola Predosa, municipio

mercoledì 5 dicembre, ore 20.30

presento il libro insieme a Bruno Papignani (segretario provinciale FIOM) e Maurizio Patelli (assessore al lavoro del Comune di Casalecchio)

In questo momento, il contatore di Articolo 21 segnala che i morti sul lavoro, dall'inizio dell'anno, sono 967; quasi un milione gli infortuni, 23803 gli invalidi.

postato da: taribo59 alle ore 27/11/2007 13:38 | link | commenti
categorie: presentazioni
martedì, 23 ottobre 2007

copertina

Bologna, 16 novembre, ore 18.00

nella sala della biblioteca del Centro civivo Lame,

presenterò il libro insieme a Renata Bortolotti, della segreteria CGIL di Bologna.

postato da: taribo59 alle ore 23/10/2007 12:23 | link | commenti
categorie: presentazioni
mercoledì, 17 ottobre 2007

Un giovane operaio è deceduto stamattina dopo essere stato colpito da un tubo caduto da un altezza di 70 metri.

Stavolta è accaduto in un cantiere “pubblico”, quello dell’Enel a Torre Valdaliga Nord, vicino a Civitavecchia.

L’Enel ha imposto ritmi forsennati per portare a termine la realizzazione della centrale; da tempo, i sindacati e anche alcune imprese coinvolte nella costruzione avevano denunciato i rischi a cui gli operai sono sottoposti.

Michele Cozzolino, 32 anni, lavorava alla costruzione della nuova centrale a carbone. Lascia un bimbo di 2 anni e una moglie in attesa del secondo figlio.
postato da: taribo59 alle ore 17/10/2007 14:23 | link | commenti (1)
categorie: varie
lunedì, 15 ottobre 2007

copertinaDi nuovo un morto nel porto di Ravenna.

Filippo Rossano, 57 anni, faceva l’ormeggiatore: era socio della cooperativa che gestisce i servizi di ormeggio; è morto in un incidente sul lavoro sulla banchina del terminal container all'interno del porto canale, nella notte fra sabato e domenica. Verso le 2.00, stava sopra un mezzo navale di appoggio (quelli che ricevono le cime delle navi in attracco), quando ha ricevuto un brusco strattone dalla cima che teneva tra le mani. Ha perso l'equilibrio ed è caduto in acqua. Il suo corpo è stato ripescato un'ora dopo dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco. Tra pochi giorni sarebbe andato in pensione.

postato da: taribo59 alle ore 15/10/2007 09:29 | link | commenti (1)
categorie: varie
giovedì, 30 agosto 2007

 copertinaImola, mercoledì 5 settembre

Ore 18.30 spazio libreria: aperitivo con l’autore

RUDI GHEDINI ci parla del suo libro “Nel buio di una nave” (Bradipolibri 2007). L’incidente della Mecnavi del 13 marzo 1987 in cui 13 uomini morirono soffocati nella stiva della Elisabetta Montanari, gasiera in manutenzione nel porto di Ravenna. Lo intervista VALERIO ZANOTTI, direttore del portale della Coop. Bacchilega.



Ore 20.15 spazio dibattiti: IL FUTURO DELLA SINISTRA
GENNARO MIGLIORE (capogruppo PRC-SE alla Camera dei deputati), ALFIERO GRANDI (Sottosegretario Economia e Finanze – Sinistra Democratica), ELIAS VACCA (Deputato PdCI, commissione finanze e giunta autorizzazioni), PAOLO CENTO (Sottosegretario Economia e Finanze - Verdi), ALESSIO D’AMATO (Presidente Ass. RossoVerde per la Sinistra Europea); coordina RUDI GHEDINI (giornalista e scrittore).

Edizione 2007 di Liberafesta Edizione 2007 di Liberafesta Edizione 2007 di Liberafesta

http://www.sabatoseraonline.it/home_ssol.php?site=1&n=articles&category_id=162&article_id=105999&l=it

http://www.sabatoseraonline.it/home_ssol.php?site=1&n=articles&category_id=162&article_id=106001

postato da: taribo59 alle ore 30/08/2007 09:47 | link | commenti
categorie: presentazioni
lunedì, 25 giugno 2007

copertinaMercoledì 27 giugno, ore 21.00

presso la Festa dell'Unità di Cadriano (BO))

presentazione del libro alla presenza dell'autore

con Bruno Papignani, segretario provinciale FIOM

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venerdì, 22 giugno 2007

Reggio Emilia 24 giugno

postato da: taribo59 alle ore 22/06/2007 12:43 | link | commenti
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giovedì, 21 giugno 2007

“Il Testo Unico Salute e Sicurezza in discussione al Senato, come modificato dalla Commissione Lavoro, prevede l'estensione delle norme di contrasto al lavoro nero, a tutte le tipologie di impresa, prevedendo nei casi estremi la sospensione di una attività imprenditoriale in presenza di "reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro" (art.4 comma 1). Risulta in questo quadro assolutamente incomprensibile il parere negativo espresso dalla V Commissione Senato sull'emendamento del relatore che correttamente assegnava tali funzioni e poteri in capo alle ASL oltre che agli Ispettorati del Lavoro. Appare infatti del tutto evidente l'incongruità che la potestà di adottare provvedimenti in una materia così delicata non sia in capo, oltre che agli ispettori del lavoro, ai soggetti competenti e istituzionalmente preposti alle specifiche attività di controllo.

CGIL-CISL-UIL esprimono viva preoccupazione per un parere che limiterebbe l'efficacia della vigilanza in materia di salute e sicurezza, e tra l'altro rischierebbe di riaprire il contenzioso tra Regioni Stato, invitano il Governo e il Parlamento ad integrare in tal senso l'art. 4 c.1 del Ddl Delega attualmente in discussione nell'Aula del Senato e a garantire i diritti dei lavoratori sia italiani che migranti”.

 

COMUNICATO STAMPA DEI SEGRETARI DI CGIL-CISL-UIL

Paola Agnello Modica - Renzo Bellini - Paolo Carcassi

postato da: taribo59 alle ore 21/06/2007 13:29 | link | commenti
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La Commissione parlamentare di vigilanza Rai ha approvato all'unanimità la risoluzione proposta da Giuseppe Giulietti (Ulivo) in merito all'informazione sulla sicurezza sul lavoro. "E' di straordinaria rilevanza civile e politica - commenta Giulietti - il fatto che la Commissione di Vigilanza Rai, all'unanimità, abbia voluto dare il via libera alla mozione che impegna il servizio pubblico (ma sono sicuro che l'interesse si estenderà anche ai media privati), a promuovere una campagna nazionale per contrastare la strage quotidiana che passa sotto il triste nome di "morti bianche".

 

http://lavoro.articolo21.com/articolo.php?type=notizie&id=95

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lunedì, 18 giugno 2007

'A Flobert

 

Se quello del porto di Ravenna, con i suoi 13 morti, è considerato il più grave incidente sul lavoro del dopoguerra italiano, l'incendio nella fabbrica di giocattoli a Sant'Anastasia, in provincia di Napoli, l'11 aprile 1975, di morti ne fece 11.

Sul manifesto, in un articolo firmato da Ilaria Urbani, ho trovato la notizia che da quella vicenda è stato tratto un documentario, promnosso dall'associazione culturale Nuove Nacchere Rosse, che ha ripreso il titolo di una celebre tammoriata del gruppo 'E Zezi.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Giugno-2007/art74.html

 

“Una vita senza memoria non sarebbe una vita, così come un'intelligenza senza possibilità di esprimersi non sarebbe un'intelligenza. La nostra memoria - questa la frase di Luis Buñuel ripresa per la presentazione del documentario - è la nostra coerenza, la ragione, l'azione, il sentimento. Senza di lei siamo niente”.
postato da: taribo59 alle ore 18/06/2007 08:46 | link | commenti
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venerdì, 08 giugno 2007

Bologna, 14 giugno, 20.30, vicolo Bolognetti 2

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Accanto agli incidenti sul lavoro sopravvivono figure retoriche intollerabili: quante volte ci è capitato di sentire la parola "fatalità"? Al contrario, ciò che si verifica ogni giorno si presenta come un'odiosa, concreta ingiustizia, con vari livelli di responsabilità. Ovunque prevalga la logica del massimo ribasso, si specula sulle norme di sicurezza, sul lavoro irregolare. E anche nel territorio bolognese assistiamo al riemergere del caporalato.
Il presidente Napolitano ha affermato che "gli infortuni sul lavoro sono una piaga da estirpare, non un prezzo inevitabile da pagare", che "i minori e gli immigrati sono le vittime più colpite da questo sistema" e che i controlli "vanno compiuti sistematicamente". Alcuni provvedimenti del Governo vanno nella direzione giusta, altri ci sembrano contraddire le dichiarazioni di principio. Occorre che il sistema delle regole e delle sanzioni sia reso concreto da un rafforzamento dei controlli e dalla rapidità dei procedimenti giudiziari. Occorre rivedere la disciplina degli appalti e, soprattutto, occorre ridare dignità al lavoro e ricostruire un'autentica "cultura della prevenzione": i dati dimostrano che il costo sociale della sicurezza è nettamente inferiore a quello provocato dagli incidenti.
Ne parleremo giovedì 14 giugno - dalle 20.30 alle 22.45 - presso il cortile di vicolo Bolognetti. Tiziano Rinaldini (Uniti a Sinistra) orienterà il confronto coinvolgendo Antonio Faggioli (Società italiana di Igiene e Medicina preventiva), Franco Focareta (docente presso l'Università di Bologna), Rudi Ghedini (autore del libro "Nel buio di una nave", a vent'anni dal tragico incidente nel porto di Ravenna) e Gino Rubini (ideatore e curatore del sito diario-prevenzione.it).
La Prima Casa A Sinistra vuole proporre questi temi all'attenzione dei bolognesi, nella convinzione che se la sinistra ha ancora un senso, è da qui che deve ripartire. Dai diritti di chi lavora. Dalla dignità del lavoro. Dal trovare insopportabile la persistenza di simili ingiustizie.

La Prima Casa A Sinistra - 
Via Zampieri 12 - www.sinistra-er.net

http://www.diario-prevenzione.it/interim/vol140607.pdf 

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giovedì, 07 giugno 2007

Per caso, cercando qualcos'altro su Google, ho trovato una recensione molto particolare:

http://luanaca.spaces.live.com/blog/cns!A92E08F8EAB6A219!1990.entry

Più che una recensione, una testimonianza diretta.

Image Hosted by ImageShack.us Morire di lavoro

 

Ho letto un libro e volevo segnalarlo perchè mi tocca molto da vicino. "Nel buio di una nave" è un libro di Rudi Ghedini. Un libro che racconta della più grande tragedia italiana sul lavoro dal dopoguerra a oggi.

Era il 13  marzo del 1987, quando 13 operai morirono soffocati nella stiva della Elisabetta Montanari nei cantieri della Mecnavi al porto di Ravenna. Ho letto quel libro e per chi ne ha solo letto sui giornali è credibile, l'incredibile è che io l'ho vissuta... I miei genitori facevano i custodi per i Cantieri Ravenna di Trombini, gli Arienti avevano preso in affitto una parte del cantiere "la torneria" con annesso bacino di carenaggio dove era in secca per lavori la nave, quello che il libro non può raccontare è come io l'ho vissuta, non era la prima volta che c'erano principi di incendi, saldavano mentre uomini (picchettini li chiamavano), stavano a pulire le cisterne con stracci, non esistevano misure di sicurezza adeguate. (Tanto a Natale quelli dei controllo fuochi (gasfree) ricevevano orologi d'oro, e non solo loro).

Ma fin qui nulla di strano... per chi lavora con gente che ha "caporali" che gestiscono i lavori, gente che per lavorare senza tante rotture paga altri perchè non controllino, non si cura di sicuro dei diritti minimi degli operai; lavorare al nero era (é) la regola... La cosa che ancora oggi mi fa tremare di rabbia è che non sapevano nemmeno chi c'era dentro se una o due squadre, ma sapevano bene quali erano i pezzi sostituiti e saldati, visto che pretendevano che i pompieri non aprissero un varco nelle zone saldate.

E quanto tempo hanno perso prima di chiamare i soccorsi, le ambulanze sono state chiamate alle 10,05 mentre dalla Montanari il fumo usciva già da diverso tempo. Hanno detto che sono morti subito... Io ho sentito per certo che i pompieri martellavano le lamiere e da dentro rispondevano...

Ero molto giovane ma il ricordo di quei corpi allineati uno a uno... infiniti... Ricordo il caos poche ore dopo tutti i lavoratori del porto si accalcavano ai cancelli. (Sempre dopo si fanno i cortei "sciopero generale"). Ricordo Ornella che diceva: - Quei vigliacchi volevano che andassi a casa di un ragazzo morto per prendere il libretto di lavoro. (Lei non ci andò ma un’altra segretaria con un po' più di pelo sullo stomaco sì, senza dire alla famiglia che il corpo del loro figlio giaceva sotto un lenzuolo). Ricordo il lenzuolo bianco con scritto MAI PIU' in testa al corteo e tutte le chiacchiere dei giorni successivi. Ricordo Miro Trombini sul prato la testa fra mani piangere come un bambino.

Sono passati 20 anni ma in me il ricordo di quelle persone che nella pausa pranzo giocavano a pallone nel prato davanti alla finestra della sala non mi lascerà mai più. (Ma alcuni non li ho visti, visto che erano al primo giorno di lavoro) 13 corpi dentro a barelle arancioni (quelle da elicottero) coperti con un lenzuolo bianco.

Ho smesso di sognare corpi neri avvolti in stracci che si arrampicano su per la parete del bacino di carenaggio. Ma non scorderò mai i loro volti mentre mangiavano panini seduti nel prato al primo sole di marzo...

La mamma degli Arienti si tolse la vita. Non so quale sia stato il motivo del suo gesto. Certo i suoi figli tengono il peso di 14 morti sulla coscienza. Quello che da 20 anni spero è che i loro sogni non siano MAI PIU' stati sogni sereni.

postato da: taribo59 alle ore 07/06/2007 09:09 | link | commenti
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mercoledì, 30 maggio 2007

Appuntamenti e presentazioni

domenica 3 giugno, ore 17.00, Sant'Antonio di Ravenna, all'interno della festa del rione

giovedì 7 giugno, ore 14.30, Fiera di Bologna, fra le iniziative collaterali di "Ambiente Lavoro", salone dell'igiene e sicurezza

giovedì 14 giugno, ore 20.30, Bologna, Cortile di Vicolo Bolognetti, nel dibattito intitolato "Lavoro sì, martiri no"

mercoledì 27 giugno, ore 21.00, festa dell'Unità di Cadriano.

postato da: taribo59 alle ore 30/05/2007 18:42 | link | commenti (1)
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